Miart 2026, il dialogo in bianco e nero tra Robert Mapplethorpe e Jacopo Benassi 

Miart 2026Mai 36 Galerie firma uno dei progetti più intensi e magnetici della fiera: un dialogo tra Robert Mapplethorpe e Jacopo Benassi, due artisti capaci di attraversare la fotografia trasformandola in qualcosa di più profondo di una semplice immagine. Qui lo scatto non racconta soltanto: tocca, ferisce, emoziona.

Se Mapplethorpe resta il maestro della perfezione formale, del corpo scolpito dalla luce e della composizione assoluta, è Jacopo Benassi a introdurre nella mostra una vibrazione emotiva urgente, contemporanea, quasi fisica. Le sue opere non chiedono di essere osservate a distanza: chiedono di essere sentite.

Benassi porta a Miart lavori recenti in cui la fotografia abbandona ogni eleganza convenzionale per diventare materia viva. Cornici grezze, vetri, ottone, legni, cinghie, segni, sovrapposizioni: ogni elemento contribuisce a costruire immagini che sembrano respirare. Volti, occhi, mani, labbra, corpi frammentati emergono come confessioni improvvise, come memorie rimaste intrappolate nella superficie.

Il suo linguaggio nasce dall’underground, dalla musica, dalla notte, ma si è evoluto in una poetica personale e potentissima, dove vulnerabilità e forza convivono senza filtri. Benassi fotografa ciò che normalmente si nasconde: il desiderio, la fragilità, la tensione interiore. Nei suoi lavori non c’è distanza tra artista e soggetto. C’è coinvolgimento, esposizione, verità. Ed è proprio questo a rendere il confronto con Mapplethorpe così riuscito. Dove l’artista americano cerca il controllo assoluto della forma, Benassi sceglie il rischio del gesto. Dove uno leviga, l’altro graffia. Dove uno idealizza, l’altro rivela. Due modi opposti di raccontare il corpo, entrambi necessari.

La forza di Benassi sta nel riuscire a trasformare l’imperfezione in bellezza emotiva. Le sue immagini parlano di identità, di ferite, di desideri non risolti. Sono opere che restano addosso, come certe canzoni ascoltate nel momento giusto o certi ricordi che riaffiorano senza preavviso.

In una fiera dominata spesso dall’estetica, Benassi porta presenza. Porta intensità. Porta umanità. E forse è proprio per questo che, uscendo dallo stand di Mai 36 Galerie, ciò che rimane negli occhi non è solo la forma impeccabile di Mapplethorpe, ma il battito vivo lasciato da Jacopo Benassi.

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