Negli spazi essenziali di Kaufmann Repetto, la pittura di Kim Bohie trova una dimensione quasi meditativa. Con Towards, la sua prima personale in Italia, l’artista coreana introduce a Milano un linguaggio visivo sospeso, capace di unire tradizione e contemporaneità in un equilibrio silenzioso ma potentissimo.
Le sue opere non descrivono il paesaggio: lo assorbono. La carta di gelso, l’inchiostro e la disciplina della pittura orientale si intrecciano con tela e acrilico, generando superfici stratificate, intime, attraversate da una luce trattenuta. È una pittura che non impone, ma invita.
Il dialogo con l’architettura della galleria è sottile e preciso. Le tele sembrano respirare nello spazio, lasciando emergere dettagli botanici, scorci dilatati, frammenti naturali che oscillano tra astrazione e memoria. È qui che la ricerca di Kim Bohie si rivela pienamente: nella capacità di trasformare la natura in esperienza interiore.


Nata anche dal periodo trascorso sull’isola di Jeju, la sua pratica abbandona ogni rigidità prospettica per avvicinarsi a uno sguardo più sensoriale, quasi tattile. Il risultato è una pittura contemplativa, luminosa, che rallenta il tempo e invita lo spettatore a un ascolto profondo.
Towards non è solo una mostra, ma un passaggio. Un invito a ritrovare, attraverso l’arte, una relazione più autentica con il mondo naturale. E, forse, con se stessi.






