SIMON CRACKER: IL CHIC CHE FA “CRACK”

C’è qualcosa di profondamente sovversivo nella scelta di crescere piano. In un sistema che consuma immagini alla velocità di uno swipe, Simone Botte con Simon Cracker sceglie la lentezza. E lo fa con la naturalezza di chi non ha mai avuto bisogno di essere “cool” per esistere.

Il capitolo finale di SLOW – “Zie” è una dichiarazione d’intenti: una favola contemporanea dedicata alle zie, quelle vere. Quelle che cucinano il ragù e poi escono con i tacchi; che non inseguono le tendenze ma le attraversano distrattamente, con una personalità che non chiede permesso. È da loro che nasce il concetto di “chiracker”: lo chic che fa crack, che si incrina, che si sporca le mani di giallo e terracotta, che indossa gonne di pelle lunghe e rigide come armature emotive.

La crescita, per il brand milanese, non è mai stata un flash ma un percorso. Dal 2010 a oggi, le zie – reali e simboliche – sono diventate archivio sentimentale e manifesto estetico. Albertina, Iliana, Prima, la nonna Alba: presenze che si trasformano in silhouette settecentesche costruite in pelle, in gonne fiocco che sembrano caramelle scartate con ironia, in tutù di pelle e cappotti con pellicce vere e finte riciclate che convivono senza gerarchie.

Il supporto di LineaPelle ha permesso di esplorare uno dei materiali più identitari del brand: la pelle. Corazza resistente e insieme superficie viva, reinventata in capi assemblati senza energia elettrica, come puzzle di nodi e incastri, senza cuciture. Una costruzione quasi arcaica che dialoga con piercing, orecchini – anche a forma di inalatore per l’asma – e borse che diventano volti, citando l’iconico Cracker Boy.

In passerella va in scena il “solito rave” di Simon Cracker: donne complici, generazioni che si abbracciano, invitate tutte le cose considerate chic per smontarle dall’interno. C’è nostalgia per una certa Miuccia degli esordi, quando le zie sfilavano prima delle influencer, e c’è un’ironia che trasforma il PVC lucido graffitato a mano, le scarpe guanto, gli stivali lingerie e i completi maschili con shorts infiocchettati in un racconto stratificato, pop e profondamente umano.

La prima borsa ufficiale del brand, nata grazie a Gabriele Santoriello e realizzata esclusivamente con pelli riciclate, diventa simbolo di questa nuova fase: artigianale, concreta, fedele a un’idea di moda che vuole tornare negli armadi delle persone reali, con stipendi reali. Non solo sulle passerelle, non solo addosso a celebrità irraggiungibili.

Essere nel calendario della Fashion Week Donna non è una questione di genere, ma di appartenenza emotiva: la collezione nasce dall’abbraccio delle donne che hanno creduto nel progetto fin dall’inizio. Perché, come emerge dalle voci raccolte intorno alla parola “chic”, non è l’estetica a definirlo, ma la personalità.

Simon Cracker non vuole essere chic. Vuole essere vero. E forse, oggi, è proprio questo il gesto più radicale.

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