Un’icona del design contemporaneo da ripensare, l’eredità di uno dei grandi maestri dell’architettura italiana e una nuova generazione di progettisti chiamata a immaginare il futuro. Fondazione Franco Albini e Bentley Home si incontrano per la terza edizione di “Progettare Futuri Possibili”, il progetto dedicato ai giovani talenti under 35.
Per l’edizione 2026-2027, la Fondazione incontra Bentley Home in una partnership che mette in relazione due mondi apparentemente lontani ma accomunati da una stessa cultura del progetto: da una parte il patrimonio metodologico di Franco Albini, dall’altra la ricerca, l’artigianalità e il linguaggio dell’alta gamma contemporanea. Al centro della sfida c’è il divano Galloway di Bentley Home, che i partecipanti saranno chiamati a osservare, scomporre e reinterpretare attraverso i principi del Metodo Albini. Non un semplice esercizio di stile, dunque, ma una riflessione su forma, struttura e significato, con un’attenzione particolare a sostenibilità, essenzialità, qualità e durata nel tempo.
La metafora scelta per raccontare questa edizione è quella della scalata, una delle grandi passioni di Franco Albini. E forse non poteva esserci immagine più efficace. Osservare la parete, individuare gli appigli, scegliere una direzione e avanzare un passo alla volta. Nel progetto accade qualcosa di molto simile: prima di aggiungere bisogna comprendere, prima di disegnare bisogna osservare.
Il Metodo Albini parte proprio da qui: osservare, scomporre, cercare l’essenza, ricomporre e infine verificare ogni scelta. Un approccio che oggi appare sorprendentemente contemporaneo, soprattutto in un momento storico in cui il design sembra spesso spinto verso la velocità dell’immagine e della novità. Qui, invece, si torna al tempo del pensiero. Ma la scalata è anche fiducia, è sapere che non sempre si arriva in cima da soli. Ed è proprio la co-progettazione uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa. Dopo la selezione, tre progetti porteranno i rispettivi autori a partecipare a un workshop intensivo di otto giorni tra Sardegna e Milano, passando da Casa Albini alla Fondazione Franco Albini fino all’Atelier Bentley Home. Le tre idee iniziali non resteranno separate: saranno studiate, messe in discussione e sviluppate fino a convergere in un unico progetto collettivo. Una scelta significativa, soprattutto oggi. Perché educare al progetto significa anche educare al confronto: conservare la propria identità senza trasformarla in un limite, imparando a farla dialogare con quella degli altri.


Il risultato di questo percorso non rimarrà sulla carta, il progetto finale sarà infatti realizzato da Bentley Home, presentato durante la Design Week 2027 attraverso un allestimento presso l’Atelier Bentley Home e successivamente messo in produzione. Parallelamente, la Fondazione Franco Albini ospiterà una mostra dedicata ai lavori considerati meritevoli dalla Commissione Esaminatrice.
È qui che “Progettare Futuri Possibili” supera la dimensione del concorso per trasformarsi in un’occasione concreta: formazione, esperienza, industria e visibilità diventano parti dello stesso percorso. L’iniziativa coinvolge inoltre la Scuola del Design del Politecnico di Milano e Professione Architetto, con il patrocinio del Salone del Mobile.Milano e di ADI – Associazione per il Disegno Industriale e il supporto di Triennale Milano. Ai tre finalisti sarà riconosciuto anche un premio di 1.500 euro ciascuno; la premiazione ufficiale è prevista il 17 novembre 2026 alla Triennale Milano.
L’eredità non è qualcosa da conservare. È qualcosa da continuare.
Forse è proprio questo il messaggio più interessante dell’intero progetto. Parlare oggi di Franco Albini non significa guardare nostalgicamente alla storia del design italiano. Significa chiedersi quanto quella storia possa essere ancora uno strumento per progettare ciò che non esiste.
La Fondazione porta avanti da oltre quindici anni un patrimonio che attraversa più di novant’anni e quattro generazioni di architetti, trasformando archivio, memoria e metodo in materia viva per il contemporaneo. L’incontro con Bentley Home aggiunge un ulteriore livello a questo racconto: il sapere del progetto incontra quello della manifattura, l’archivio incontra l’industria, il maestro incontra idealmente una generazione che deve ancora scrivere la propria storia. Ed è forse questa la lezione più bella: il futuro del design non nasce necessariamente dalla volontà di cancellare ciò che è stato. A volte nasce dalla capacità di conoscerlo così bene da riuscire, finalmente, ad andare oltre. La call internazionale è aperta a studenti universitari, designer, architetti e giovani professionisti under 35. Le candidature potranno essere presentate fino al 3 novembre 2026.






