C’è una dimensione dell’arte che non cerca di rappresentare il mondo, ma di conservarne le tracce. È in questo territorio sospeso, tra presenza e assenza, che si sviluppa la ricerca di Sophie Ko, protagonista della mostra Testimoni, ospitata negli spazi di BUILDING GALLERY a Milano dal 14 ottobre al 23 dicembre 2026, con la curatela di Federico Ferrari.
Nata a Tbilisi nel 1981, l’artista georgiana torna negli spazi della galleria milanese con un progetto espositivo che attraversa quindici anni di ricerca. Circa sessanta opere, distribuite su tre livelli, compongono un racconto visivo nel quale pittura, scultura, grafica e installazione dialogano attraverso un linguaggio essenziale, poetico e profondamente materico.
La materia diventa memoria. Pigmenti puri, foglia d’oro, cortecce d’albero, bronzo e ceneri di immagini bruciate si trasformano in strumenti di una narrazione che supera la dimensione puramente estetica. Ogni materiale custodisce una propria temporalità, una storia fatta di trasformazioni, fragilità e permanenze.
Particolarmente suggestive sono le opere della serie Testimoni, nelle quali gli occhi dipinti sulla corteccia sembrano osservare silenziosamente il passaggio del tempo. Lo sguardo diventa così simbolo di una memoria che resiste, mentre la superficie naturale, irregolare e vulnerabile, racconta l’inevitabile trasformazione della materia.
Il percorso espositivo invita a riflettere anche sul rapporto tra opera e architettura. Gli ambienti della galleria non sono semplici contenitori, ma diventano parte integrante dell’esperienza artistica. Le diverse espressioni della ricerca di Sophie Ko si susseguono in una sequenza che alterna delicatezza e intensità, materia e vuoto, dimensione fisica e contemplazione.



Nelle sue Geografie temporali, il pigmento assume una presenza quasi scultorea, evocando paesaggi in continua evoluzione. Nulla appare definitivamente immobile: la forma sembra vivere in una condizione di trasformazione permanente, ricordandoci che anche ciò che consideriamo eterno è inevitabilmente attraversato dal tempo. È proprio questa tensione tra effimero e permanenza a rendere Testimoni una mostra particolarmente significativa. In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, Sophie Ko restituisce valore alla lentezza, all’osservazione e alla capacità della materia di raccontare ciò che le parole non riescono a esprimere.
L’arte diventa così un esercizio di sensibilità, un invito a riconoscere la bellezza non soltanto nella perfezione delle forme, ma anche nelle loro trasformazioni.
Perché, in fondo, ogni materia conserva una memoria. E ogni spazio, proprio come ogni opera d’arte, può diventare testimone del tempo che attraversiamo.






