Eugenio Boer e Carlotta Perilli ampliano l’universo di [Bu:r] con un wine bar intimo nel cuore di Milano. Quaranta metri quadrati, un grande bancone centrale e un progetto d’interni firmato KICK.OFFICE.
Milano continua a ridisegnare la propria geografia della convivialità attraverso indirizzi sempre più raccolti, personali, lontani dalle formule convenzionali. È in questo scenario che nasce Burbero, il nuovo progetto dello chef Eugenio Boer e della maître Carlotta Perilli: un wine bar con cucina che porta in via delle Pioppette 3 una nuova declinazione dell’universo di [Bu:r], il ristorante che la coppia conduce da otto anni in via Mercalli. Appena 40 metri quadrati, pensati non come un limite ma come una dichiarazione d’intenti. Burbero sceglie la dimensione intima, la prossimità, il dialogo. Il vino diventa il filo conduttore di un’esperienza costruita intorno al piacere dello stare insieme, con un approccio più spontaneo e informale rispetto ai codici della ristorazione tradizionale.

Anche il nome racconta questa attitudine. “Burbero” evoca un carattere apparentemente ruvido e schivo, capace però di rivelare, oltre la superficie, una natura generosa e accogliente. Una dualità che attraversa l’intero progetto, dalla cucina all’ospitalità fino alla scelta dei materiali. La carta segue la stessa logica: pochi formalismi e grande attenzione alla materia prima. La selezione dei vini privilegia territori, vignaioli e storie, accompagnandosi a salumi e formaggi di piccoli produttori, ingredienti stagionali e piatti concepiti per essere condivisi. Non manca qualche incursione nella storia gastronomica di Boer, come il suo macaron di piccione, una delle creazioni più riconoscibili dello chef. Ma è soprattutto lo spazio a trasformare questa filosofia in architettura. Il progetto, firmato da KICK.OFFICE, lavora per contrasti: resina, acciaio inox, marmo e superfici materiche costruiscono un ambiente contemporaneo, deciso, senza rinunciare a una sensazione di calore. Al centro, letteralmente e concettualmente, un grande bancone attorno al quale si organizzano cucina, servizio e relazione con gli ospiti. La cucina non viene nascosta, ma entra nella scena. La scala ridotta del locale annulla quasi la tradizionale separazione tra sala e back of house, dando vita a quella che potrebbe essere letta come una chef’s table diffusa: chi cucina, chi serve e chi si siede al bancone condivide lo stesso spazio e, in qualche modo, lo stesso racconto.


Interessante anche il dialogo progettuale con [Bu:r]. I due indirizzi mantengono identità autonome, ma condividono un vocabolario fatto di artigianalità, contrasti materici e attenzione al dettaglio. A Burbero questo legame emerge soprattutto nella parete su misura dedicata alle bottiglie: una citazione contemporanea delle storiche enoteche milanesi, trasformata da semplice elemento funzionale a parte integrante dell’architettura. Burbero intercetta così un modo molto attuale di vivere Milano: meno cerimoniale, più vicino, dove il lusso non coincide necessariamente con l’opulenza, ma con la qualità del tempo, delle materie e delle relazioni. Un piccolo spazio che mette insieme vino, cucina e interior design senza stabilire gerarchie, lasciando che siano il bancone, una bottiglia scelta bene e la conversazione a costruire l’esperienza.

Burbero, via delle Pioppette 3, Milano. Aperto dal martedì al sabato dalle 18.00 alle 24.00 e la domenica dalle 11.00 alle 21.00.
Photo by Sara Magni






