Il tappeto diventa architettura: le nuove superfici di Warli

Ci sono elementi d’arredo che completano uno spazio e altri che riescono a modificarne la percezione. È da questa seconda idea che nasce la ricerca di Warli per il 2026, con Ubik e Reverso, i nuovi tappeti per interni disegnati da Paolo Zani. Due progetti differenti per tecnica e carattere, accomunati dalla volontà di trasformare la superficie tessile in una presenza progettuale, capace di definire lo spazio attraverso materia, colore e lavorazione artigianale. Il tappeto perde così quella funzione quasi silenziosa che per molto tempo gli è stata attribuita nell’interior design. Non è più soltanto una base sulla quale costruire la disposizione degli arredi, ma diventa esso stesso paesaggio domestico. I bordi si fanno irregolari, le geometrie meno prevedibili, le consistenze cambiano e la luce interviene continuamente nella lettura della superficie.

Ubik racconta bene questa evoluzione. Il nome deriva dal latino ubique, “ovunque”, quasi a suggerire un oggetto libero da confini troppo rigidi. Tuftato a mano, presenta un profilo irregolare e combina tecniche di tuftatura e filati differenti. Il verde diventa il terreno della sperimentazione: uno stesso colore assume profondità, riflessi e intensità diverse in relazione al materiale e alla lavorazione, creando effetti cangianti e disegni che sembrano emergere direttamente dalla trama. È proprio l’imperfezione controllata del perimetro a renderlo interessante: la superficie non appare più come una figura geometrica semplicemente appoggiata sul pavimento, ma sembra espandersi nell’ambiente. Una scelta che dialoga con una progettazione contemporanea sempre meno interessata alla rigidità e sempre più attratta da forme organiche, stratificazioni e materiali capaci di restituire una sensazione tattile.

Più grafico, ma altrettanto materico, Reverso lavora invece sul concetto di confine. Le variazioni mélange tono su tono costruiscono profondità e movimento, mentre i lati irregolari con frange diventano parte integrante del disegno. Il bordo non è più qualcosa da nascondere o regolarizzare: acquista forza decorativa, quasi architettonica. Realizzato artigianalmente a telaio handloom, nasce dall’intreccio manuale dei fili di ordito, attraverso una lavorazione che permette di ottenere una superficie sofisticata e complessa.

Ubik e Reverso raccontano così un modo diverso di pensare il tessile nell’abitare contemporaneo. La decorazione non è sovrapposta alla materia, ma nasce dalla materia stessa; il colore non è semplicemente applicato, ma cambia attraverso filati, rilievi, luce e punto di osservazione. Una ricerca coerente con l’identità di Warli, azienda italiana fondata nel 1998 da Paolo Zani e nata proprio dall’incontro tra design contemporaneo e lavorazioni manuali legate a territori dalla lunga tradizione tessile. Un percorso che nel tempo si è esteso oltre il tappeto, includendo outdoor, complementi e illuminazione, mantenendo al centro artigianalità, adattabilità e possibilità di personalizzazione. In un interno sempre più fluido, dove le funzioni si sovrappongono e gli ambienti cercano una propria identità senza necessariamente ricorrere a divisioni fisiche, anche un tappeto può diventare architettura. Una superficie morbida che non si limita a occupare lo spazio, ma lo disegna.

ph. Sara Magni

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