Cerchi di Pace: il capolavoro di Albini rinasce alla Bovisa

Ci sono opere nate per celebrare un momento storico che, a distanza di decenni, riescono ancora a interrogare il presente e a suggerire nuove prospettive. È il caso del Totem Olimpico progettato nel 1956 da Franco Albini, Franca Helg e Albe Steiner per le Olimpiadi Invernali di Cortina d’Ampezzo, oggi al centro del progetto itinerante Cerchi di Pace, approdato alla Scuola del Design del Politecnico di Milano dopo il successo ottenuto alla Fabbrica del Vapore e la presentazione alla Triennale di Milano in occasione dell’apertura della Participatory Design Conference 2026.

Fino al 31 dicembre 2026 l’opera sarà ospitata nell’Area B2 del Campus Bovisa, uno dei luoghi simbolo della cultura progettuale internazionale. La sua presenza all’interno dell’università non rappresenta semplicemente una nuova sede espositiva, ma assume un significato profondamente culturale. Qui, dove ogni giorno si formano i designer chiamati a immaginare gli spazi, gli oggetti e i servizi del futuro, il Totem torna a vivere come un manifesto contemporaneo capace di stimolare riflessioni sul ruolo sociale del progetto. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Franco Albini insieme allo Studio Albini Associati, restituisce nuova attualità a una delle opere più emblematiche del design italiano del Novecento. L’intervento non si limita infatti a recuperare un’importante testimonianza storica, ma la trasforma in uno strumento di dialogo capace di parlare alle nuove generazioni. Il progetto intreccia la qualità della produzione artigianale di Barone Italia con l’intervento artistico dell’italo-americano Marco Gallotta, mantenendo intatta la forza del progetto originario e reinterpretandone il messaggio attraverso la sensibilità contemporanea.

Il risultato è un’opera che supera la dimensione della memoria per diventare un luogo di confronto. Il Totem non si limita a essere osservato, ma invita a riflettere sul valore della pace, della convivenza e della responsabilità collettiva. In un periodo storico caratterizzato da profonde tensioni internazionali, il design dimostra ancora una volta di poter assumere una funzione che va oltre la forma e oltre l’estetica, trasformandosi in linguaggio civile.

Le parole di Paola Albini, Presidente della Fondazione Franco Albini, sintetizzano perfettamente il significato dell’iniziativa. Ricordando il pensiero del nonno, sottolinea come Franco Albini abbia sempre concepito il design non come un semplice esercizio formale, ma come un autentico atto di responsabilità sociale. Riportare oggi alla luce il Totem del 1956 significa dimostrare che la memoria progettuale possiede ancora la capacità di dialogare con il presente e di suggerire nuove possibilità per il futuro. La pace, ricorda Paola Albini, non rappresenta un’utopia immobile, ma un cantiere aperto che richiede l’impegno di tutti, a partire proprio dai giovani progettisti chiamati a costruire nuove forme di dialogo e coesistenza. Non è un caso che Cerchi di Pace trovi spazio proprio durante la Participatory Design Conference, uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati al design partecipativo. Il tema dell’edizione 2026, “Peace, Dialogue, Coexistence. Designing for Living Together”, trova infatti nell’installazione una traduzione concreta. Il progetto dimostra come il design possa contribuire alla costruzione di comunità più inclusive, collaborative e consapevoli, trasformando lo spazio universitario in un laboratorio permanente di partecipazione.

L’installazione, infatti, non resterà un elemento statico all’interno del Campus Bovisa. Fino alla fine dell’anno sarà accompagnata da un ricco programma di incontri, workshop e attività laboratoriali che coinvolgeranno studenti, ricercatori, giovani progettisti e cittadini. Un calendario pensato per fare del progetto un’esperienza viva, capace di generare confronto, idee e nuove relazioni, confermando il ruolo dell’università come luogo di produzione culturale e responsabilità sociale.

Rivedere oggi il Totem Olimpico significa anche riscoprire una stagione irripetibile del design italiano, quella in cui figure come Franco Albini, Franca Helg e Albe Steiner seppero coniugare rigore formale, innovazione tecnica ed etica del progetto. La loro lezione appare oggi straordinariamente attuale. In un mondo attraversato da crisi ambientali, sociali e geopolitiche, il design torna a essere chiamato non soltanto a progettare oggetti, ma a costruire relazioni, favorire il dialogo e immaginare nuovi modelli di convivenza. È forse proprio questo il messaggio più profondo di Cerchi di Pace: ricordare che il progetto non nasce esclusivamente per risolvere problemi funzionali o produrre bellezza, ma può diventare uno strumento di consapevolezza collettiva. Il Totem Olimpico, nato settant’anni fa per celebrare un evento sportivo, continua oggi a parlare con sorprendente forza alle nuove generazioni, dimostrando che i grandi progetti non appartengono mai davvero al passato. Continuano a vivere, a generare significati e a suggerire che il futuro, proprio come la pace, è un progetto da costruire insieme.

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