Lo spazio come esperienza: la visione progettuale di Michele Moschella

L’interior designer bolognese racconta a Dimora Magazine l’esperienza di Vinci una casa in Sicilia, una sfida che lo ha portato a confrontarsi con un territorio ricco di storia e suggestioni. Un progetto che riflette sul ruolo dell’interior design contemporaneo: creare spazi capaci di dialogare con il luogo, senza mai perdere di vista chi li abiterà. Ogni progetto nasce da una domanda. Non riguarda soltanto la distribuzione degli spazi o la scelta dei materiali, ma il modo in cui un ambiente può raccontare un’identità e migliorare la vita di chi lo vive. È questa la visione che accompagna il lavoro di Michele Moschella, interior designer bolognese, protagonista di Vinci una casa in Sicilia, il programma che ha messo alla prova architetti e interior designer su HGTV, chiamati a reinterpretare una casa nel borgo di Tusa.

Per Moschella la competizione è stata soprattutto un’occasione per confrontarsi con un nuovo linguaggio, quello televisivo, senza rinunciare al proprio approccio progettuale. Ne emerge una riflessione sul valore dell’interior design, inteso come disciplina capace di coniugare estetica, funzionalità e rispetto del contesto.

Partecipare a un programma televisivo significa sottoporre il proprio lavoro a uno sguardo completamente diverso. Come hai vissuto questa esperienza?

«È stata un’esperienza molto coinvolgente e stimolante. Essere davanti alle telecamere aggiunge inevitabilmente un po’ di pressione, ma ho cercato di rimanere concentrato sul progetto e di raccontare nel modo più autentico possibile la mia idea di interior design. L’aspetto che mi ha colpito maggiormente è stato il confronto con professionisti di alto livello. Ogni progetto offriva un punto di vista diverso e questo mi ha dato nuovi stimoli, permettendomi di mettermi in gioco. Al di là della dimensione televisiva, considero questa esperienza soprattutto un’importante occasione di crescita professionale e personale.»

Il progetto sviluppato per la casa di Tusa nasce in un contesto ricco di storia e identità. Qual è stato il punto di partenza?

«Ho cercato di trovare un equilibrio tra contemporaneità e identità locale. Mi sono lasciato ispirare dalla luce della Sicilia, dai suoi colori e dai materiali che caratterizzano il territorio, reinterpretandoli attraverso un linguaggio contemporaneo. Per me era importante progettare ambienti eleganti, funzionali e accoglienti, capaci di valorizzare la casa senza alterarne il rapporto con il paesaggio e con la cultura del luogo.»

Raccontare la Sicilia attraverso un progetto d’interni comporta anche una responsabilità. Come hai affrontato questo aspetto?

«Sicuramente rappresenta una responsabilità importante. La Sicilia possiede una storia straordinaria e una forte identità culturale. Il rischio di cadere nello stereotipo esiste sempre. Ho preferito lavorare sull’atmosfera degli spazi, sulla matericità delle superfici e sulla qualità della luce, cercando di evocare il territorio più che rappresentarlo in modo esplicito. Credo che sia questo il modo migliore per rispettarne la complessità.»

La presenza delle telecamere cambia il modo di progettare o soltanto quello di raccontare il progetto? 

«Direi soprattutto il modo di raccontarlo. In televisione bisogna essere chiari, sintetici e capaci di spiegare ogni scelta in pochi minuti. È stato un esercizio molto utile perché mi ha spinto a riflettere ancora di più sulle motivazioni che stanno dietro ogni decisione progettuale. Ogni dettaglio deve avere un senso e contribuire alla costruzione di un’idea coerente.»

Oggi programmi come questo contribuiscono anche a raccontare il lavoro dell’interior designer a un pubblico più ampio. Che valore attribuisci a questa visibilità?

«Credo sia un’opportunità importante perché permette di mostrare quanto lavoro ci sia dietro un progetto. L’interior design non consiste semplicemente nello scegliere arredi o colori: significa analizzare gli spazi, comprendere le esigenze delle persone e trovare soluzioni che migliorino concretamente il modo di abitare. Mi auguro che questa esperienza possa farmi conoscere da un pubblico più ampio, creare nuove collaborazioni e rappresentare un ulteriore passo nel mio percorso professionale.»

Al termine di questa esperienza, quale insegnamento porterai con te?«Soprattutto il valore del confronto. Lavorare accanto ad altri professionisti, ascoltare osservazioni costruttive e vivere un’esperienza fuori dalla quotidianità dello studio mi ha dato nuovi stimoli e una prospettiva diversa sul mio lavoro. Continuerò a investire nella qualità dei progetti, nella ricerca e nell’innovazione, cercando di sviluppare soluzioni capaci di coniugare estetica, funzionalità e benessere. Perché credo che il buon design non sia quello che colpisce nell’immediato, ma quello che continua a migliorare la vita delle persone ogni giorno.»

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