Il Grand Palais di Parigi ritorna completamente a disposizione dei parigini per l’estate 2025, dopo quattro anni di interventi e restauri. Grazie soprattutto allo studio Chatillon Architectes che ha ridato luce, grandezza alla celebre architettura. Un restauro completo e meticoloso per una costruzione storica, sbocciata nella Ville Lumiere 120 anni fa.
Il Grand Palais di Parigi, una costruzione nata per l’Esposizione Universale
Dire che il Grand Palais ha un significato particolare per i parigini e i francesi è semplicemente riduttivo. Costruito per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, è una costruzione di grande rilievo architettonico e storica. Si trova nell’VIII arrondissement di Parigi, nello spazio dei Giardini degli Champs Élysées.

Il progetto
Il Grand Palais è stato progettato dagli architetti Henri Deglane, Albert Louvet, Albert Thomas, con il coordinamento del collega Charles Girault, Un edificio – ideato nello stesso periodo della Tour Eiffel – è un’opera di ingegneria grazie anche all’adozione di materiali come vetro e acciaio.
Una struttura moderna combina un’imponente facciata in pietra d’ispirazione classica, con cancellate Art Nouveau e statue allegoriche di Paul Gasq e Alfred Boucher.
Il valore del Grand Palais di Parigi
“Il Grand Palais è un simbolo potente del patrimonio culturale francese: iconico e immediatamente riconoscibile, eppure gran parte della sua bellezza è rimasta nascosta per decenni. Non ci siamo prefissati di reinventarlo, ma attraverso un processo di rivelazione volevamo svelarne l’identità. Questo restauro ha avuto l’obiettivo di riportarlo in vita, rimanendo fedeli al suo spirito e aprendolo al futuro, restituendo il monumento alla gente“, ha commentato Francois Chatillon, fondatore di Chatillon Architectes. Non reinventarlo, ma ottimizzarlo, renderlo più accessibile dal punto di vista tecnologico con quaranta ascensori installati e nuove scale.

Quattro anni di lavori e un investimento molto importante
Quattro anni intensi di lavori e restauri e un investimento cospicuo di quasi mezzo miliardo di euro. Con un solo obiettivo: dare una nuova casa temporanea al Centre Pompidou fino al 2030, in virtù dell’imminente chiusura della sede principale.
Un nuovo ruolo per la struttura
L’obiettivo dello Studio Chatillon e degli enti coinvolti era quello di rendere più vivo e funzionale l’impianto e i suoi quasi 80.000 metri quadrati. Oltre al ruolo difficile, ma assolutamente sostenibile, di diventare la seconda casa del Centre Pompidou, il Grand Palais diventerà un importante centro nevralgico per la città. Uno spazio dedicato a fiere, manifestazioni, sfilate, esibizioni e mostre.

Più funzioni, come già dimostrato per le Olimpiadi parigine. Tra il 27 luglio e il 10 agosto 2024, infatti il Grand Palais ha ospitato le gare di scherma e taekwondo dei Giochi della XXXIII Olimpiade. Mentre tra il 29 agosto e il 7 settembre è stata la sede delle gare di scherma in carrozzina e taekwondo dei XVII Giochi paralimpici estivi.
Una città della cultura che guarda al futuro
Ovviamente, non c’era l’intenzione di ridare lustro agli spazi interni e alla struttura. Ma di dare un nuovo senso a tutto. I giardini completamente ridisegnato con l’inserimento di oltre 60mila piante. Anche un sistema di raccolta delle acque piovane per l’irrigazione. Per quella che vuole essere la nuova città della cultura della Ville Lumiere.






