Nel cuore degli anni Sessanta, mentre il design italiano spiccava per ironia e provocazione pop, Gae Aulenti dava forma a un oggetto che avrebbe superato ogni moda: la lampada Pipistrello. Disegnata nel 1965 per Martinelli Luce, prende il nome dalla silhouette del diffusore, richiamo alle ali di un pipistrello in volo.

Pipistrello, un nome che evocava leggerezza
Un nome che evocava leggerezza, un progetto dietro il quale si nascondeva la forza architettonica, la complessità e la sfida alle categorie, al modo di catalogare uno stile. Aulenti trovava un modo nuovo per reinventare il rapporto tra spazio e oggetto.
Architettura in scala ridotta. La Pipistrello è l’esempio perfetto del pensiero di Gae Aulenti
Gae Aulenti non disegnava semplici oggetti d’uso, per lei il design era una forma di architettura miniaturizzata. La Pipistrello è l’esempio perfetto del suo pensiero. Non è solo una lampada da tavolo, la base telescopica in acciaio inox satinato le permette infatti di cambiare altezza trasformandola in lampada da terra. Pipistrello è un oggetto fluido che si adatta agli spazi e li modifica.

La base conica, scultorea, sembra attecchire al suolo, il diffusore in metacrilato opalino bianco è invece quasi un fiore luminoso che diffonde una luce morbida e avvolgente. Anche spenta, la Pipistrello mantiene la sua presenza scenica forte e quasi teatrale. Non si mimetizza nell’ambiente bensì lo definisce.
Materia, luce e linguaggio
Il rapporto con la materia è centrale nel linguaggio espressivo di Gae Aulenti. Il metacrilato, materiale plastico e leggero all’epoca considerato tecnologicamente d’avanguardia, viene utilizzato per dare forma a una luce non invasiva ma che avvolge con fare umano, sensibile.
Non c’è decorazione gratuita e non c’è ironia fine a sé stessa. L’oggetto esprime coerenza tra funzione, forma e tecnologia, un’idea molto precisa di come la materia possa diventare linguaggio.
Una voce femminile, unica
Friulana, classe 1927 Gae Aulenti dalla laurea nel 1953, si muove in un ambiente accademico e professionale quasi interamente maschile e riesce ad affermarsi con autorevolezza grazie a uno stile personale che non imita nessuno.
Dal design all’architettura, dagli allestimenti alle scenografie, costruisce una carriera indipendente, orgogliosamente fuori dalle correnti dominanti e il suo lavoro ne è testimone. La sua idea di design è culturale prima che stilistica, connessa a una visione spaziale più ampia, a un uso intelligente della materia, a una riflessione continua sulla funzione.
Dall’oggetto all’icona
La Pipistrello, come molte delle opere di Gae Aulenti, non è nata per diventare un’icona, e forse proprio per questo lo è diventata. In più di cinquant’anni non ha mai smesso di essere prodotta, amata, accesa. È entrata nelle case, negli alberghi, negli spazi pubblici, senza mai diventare un feticcio. La sua forma morbida, la sua versatilità, la sua intelligenza tecnica la rendono attuale oggi come nel 1965.
Luce che pensa
In un’epoca in cui il design è spesso costretto a rientrare in un determinato stile, Gae Aulenti ricorda sempre che un oggetto può essere gesto, presenza e libertà di pensiero. La Pipistrello non è solo una lampada, ma una riflessione tridimensionale sulla luce, sullo spazio, sul modo in cui viviamo. Basta accenderla perché tutto questo si riveli, senza fare rumore.






