Palazzo Lanza-Tomasi a Palermo

Palazzo Lanza-Tomasi, ultima residenza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), è una magione palermitana di assoluto pregio e un luogo di cultura e arte. Un ambiente magico dove l'autore de Il Gattopardo visse dal 1948 al 1957

La prima volta che ebbi occasione di visitare Palazzo Lanza Tomasi a Palermo, ultima residenza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957)-autore del celeberrimo romanzo Il Gattopardo vincitore nel 1959 del Premio Strega. Poi trasposto nell’omonimo film capolavoro di Luchino Visconti, Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1963-fu in occasione dello Speciale Videosapere Rai Giuseppe Tomasi di Lampedusa. L’ultimo Gattopardo, da me ideato, scritto e diretto in occasione del Centenario Lampedusiano nel 1996.

Claudia Cardinale e Alain Delon in una sequenza del film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, 1963
 
“Il ballo è finito.
Tancredi è salito a ballare con le stelle…per sempre tua, Angelica”.
Rivivendo un’ultima volta le storiche scene che li videro indimenticabili protagonisti de Il Gattopardo, Claudia Cardinale ha voluto ricordare con queste parole Alain Delon, scomparso il 18 agosto 2024.

La Palermo di fine Ottocento, quando nacque Giuseppe Tomasi di Lampedusa

La nascita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il 23 dicembre 1896, coincise, fatalmente, con l’ultima spensierata stagione palermitana di fasto e di illusione, in cui appuntamenti d’obbligo erano la Targa Florio al circuito automobilistico delle Madonie, il Teatro Massimo, i balli e le feste dell’alta società, di cui fu regina incontrastata Donna Franca Florio, divinamente ritratta da Giovanni Boldini.

Giuseppe Tomasi venne alla luce nel Palazzo di Via Lampedusa, distrutto nel bombardamento americano del 5 aprile 1943. Solo dopo la fine della guerra, fra non poche difficoltà, lo scrittore si trasferirà definitivamente nel Palazzo di Via Butera, un tempo appartenuto al suo bisnonno Giulio IV° Fabrizio, il Principe Astronomo.

La madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Nell’ultimo romanzo di Ruggero Cappuccio La Principessa di Lampedusa, Feltrinelli Editore, la madre di Giuseppe, Beatrice Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò (1870-1946), bella di una bellezza antica e altera –“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”- torna a Palermo per riprendere possesso di quel che resta del Palazzo Lampedusa dopo i devastanti bombardamenti dell’aprile 1943.

Quel Palazzo che lei chiama Casa, carne della sua carne, memoria della sua memoria: “L’oltraggio a una casa ha la stessa misura inumana di uno sfregio contro un animale indifeso”, pensa mentre osserva la vetrata della porta dove ha resistito l’incisione dello stemma di famiglia, l’ovale satinato con dentro un leopardo danzante. “’U Gattupardu”, lo chiamavano i contadini,  “Il Gattopardo”, come il titolo del libro che il figlio Giuseppe avrebbe poi scritto.

L’eclisse

Ma cosa ancora più sorprendente è stata la scoperta nelle carte della Principessa di Lampedusa del progetto incompiuto di un testo intitolato L’eclisse. “Noi non siamo in ciò che siamo, siamo solo in ciò che ci manca… Dopo tutto, nella nostra vita, la cosa più facile è morire…”, iniziava così.

“Di quel romanzo-spiega Ruggero Cappuccioabbiamo ritrovato solo 2 pagine, ma sappiamo da testimoni che parlava della fine di un’epoca e dell’aristocrazia, dell’impermanenza, esattamente come Il Gattopardo il cui titolo provvisorio fu, non a caso, ‘Ultime luci’.

Nel 1955 Tomasi di Lampedusa, fissando sulla carta alcune memorie della sua infanzia, si sovvenne come affermò il figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasidi un’epoca felice in cui tutti, anche coloro che gli furono successivamente ostili, erano con lui “aux petits soins”.

Ricordi d’infanzia, del 1955. Per lo scrittore un disperato attaccamento agli edifici del suo casato

Nei Ricordi d’infanzia, redatti nell’estate del 1955, è già contenuto l’orientamento libidico dello scrittore: un disperato attaccamento agli edifici del suo casato, di cui si sente parte integrante, rivissuta col dolore del distacco prima, e con la disperazione della perdita definitiva dopo.

Ricordando I luoghi della mia prima infanzia  Tomasi di Lampedusa scrive nei Racconti:

“Anzitutto la nostra casa. La amavo con abbandono assoluto e la amo ancora adesso quando essa da 12 anni non è più che un ricordo. Fino a pochi mesi prima della sua distruzione dormivo nella stanza nella quale ero nato, a quattro metri di distanza da dove era stato posto il letto di mia madre durante il travaglio del parto. Ed in quella casa, in quella stessa stanza, forse, ero lieto di essere sicuro di morire.

Tutte le altre case (poche del resto, a parte gli alberghi) sono state dei tetti che hanno servito a ripararmi dalla pioggia e dal sole, ma non delle case nel senso arcaico e venerabile della parola.  Sarà quindi molto doloroso per me rievocare la Scomparsa amata come essa fu fino al ’29 nella sua integrità e nella sua bellezza, come essa continuò dopo tutto ad essere sino al 5 aprile 1943, giorno in cui le bombe trascinate da oltre Atlantico la cercarono e la distrussero.  La prima sensazione che mi viene in mente è quella della sua vastità.

Il trauma della perdita della casa amata

E questa sensazione non è dovuta all’ingrandimento che l’infanzia fa di ciò che la circonda, ma alla realtà effettiva. Quando ne vidi l’area coperta di ripugnanti rovine, la sua superficie era di 1.600 mq. Abitata soltanto da noi in un’ala, dai miei nonni paterni in un’altra, dai miei zii scapoli al secondo piano, essa era tutta a mia disposizione durante venti anni, con i suoi tre cortili, le sue quattro terrazze, il suo giardino, le sue scale immense, i suoi anditi, i suoi corridoi, le sue scuderie, i piccoli ammezzati per le persone di servizio e per l’amministrazione – un vero regno per un ragazzo solo, un regno vuoto o talvolta popolato da figure tutte affettuose. 

In nessun punto della terra, ne sono sicuro, il cielo si è mai steso più violentemente azzurro di come facesse al di sopra della nostra terrazza rinchiusa, mai il sole ha gettato luci più miti di quelle che penetravano attraverso le imposte socchiuse nel  “salone verde”, mai macchie di umidità su muri esterni di cortile hanno presentato forme più eccitatrici di fantasia di quelle di casa mia.

Tutto mi piace in essa: l’asimmetria dei suoi muri, la quantità dei suoi saloni, gli stucchi dei suoi soffitti, il cattivo odore della cucina dei miei nonni, il profumo di violetta nella stanza di toletta di mia madre, l’afa delle sue scuderie, la buona sensazione dei cuoi puliti della selleria, il mistero di certi appartamenti non finiti all’ultimo piano, l’immenso locale delle rimesse nelle quali si conservavano le carrozze; tutto un mondo pieno di gentili misteri, di sorprese sempre rinnovate e sempre tenere”.

L’acquisto del Palazzo di Via Butera

Tomasi di Lampedusa non riuscirà mai a superare il trauma della perdita della Casa amata, anche se nel 1948 ricomprò dalla famiglia De Pace il Palazzo di Via Butera, acquistato nel 1849 dal suo antenato, Principe Giulio IV° Fabrizio di Lampedusa, astronomo dilettante, con l’indennizzo versatogli dalla corona per l’espropriazione dell’isola di Lampedusa.

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, Museo, particolare del ritratto e del telescopio del Principe Giulio IV° Fabrizio

E proprio a Giulio Fabrizio si ispirerà Lampedusa per il protagonista del Gattopardo, Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina.

Il palazzo, sorto alla fine del Seicento sulle Mura delle Cattive, i bastioni spagnoli cinquecenteschi, si affaccia sullo splendido lungomare di Palermo con le dodici finestre della facciata e la lussureggiante terrazza, un vero e proprio giardino pensile ricco di essenze mediterranee e subtropicali.

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, la Terrazza, vero e proprio giardino pensile

Nel 1728 i Padri Teatini lo adibirono a Collegio Imperiale per l’educazione dei nobili. Il Collegio fu chiuso nel 1768 e il palazzo fu acquistato da Giuseppe Amato, Principe di Galati. Questi unificò in un unico prospetto di stile vanvitelliano la facciata sul mare, formata da dieci finestre con prospiciente terrazza.

Il fascino principale del palazzo risiede nella sua posizione e nel gioco degli spazi e delle luci. L’arredamento ha il carattere delle grandi dimore patrizie palermitane e presenta una raccolta di mobili e arredi della migliore ebanisteria siciliana.

Palazzo Lanza-Tomasi in Via Butera a Palermo

Il piano Nobile del palazzo costituisce in gran parte la casa museo dello scrittore.

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, Anticamera del Piano nobile

La biblioteca storica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è rimasta intatta dall’epoca della sua morte. Nella sala da ballo sono esposti tutti i suoi manoscritti: il manoscritto completo de Il Gattopardo, quello della quarta parte del romanzo contenente una pagina che compare nella pubblicazione, il dattiloscritto, i manoscritti della Lezioni di Letteratura Francese e Inglese e dei Racconti, una prima stesura de La Sirena.

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, il Salone centrale

Nello scalone monumentale, nelle due sale di ingresso e nella biblioteca storica l’arredamento è formato quasi interamente da mobili e quadri provenienti dal distrutto Palazzo Lampedusa e dal palazzo di Santa Margherita di Belice, la residenza estiva dei Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò, la famiglia materna dello scrittore, distrutta dal terremoto della valle del Belice nel 1968.

La sala da ballo

Nella biblioteca, due grandi bocce di Caltagirone primo Settecento e, sopra il caminetto, un San Girolamo firmato da Jacopo Palma il Giovane. Nella sala da ballo le sovrapporte e alcuni mobili settecenteschi provengono da Palazzo Lampedusa, e così pure numerosi quadri, tra i quali è interessante un piccolo quadro di Domenico Provenzano raffigurante la famiglia del “Duca Santo” Giulio Tomasi di Lampedusa, duca di Palma, tra i cui figli si annoverano San Giuseppe Maria Tomasi e la Venerabile Suor Maria Crocifissa (la Beata Corbera de Il Gattopardo).

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, la Biblioteca di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

I restanti arredi del piano nobile provengono da Palazzo Lanza di Mazzarino.

Tra questi uno splendido tavolo in marmo intagliato della metà del Cinquecento, originariamente nella Villa Palagonia, due rari cassettoni siciliani in ebano e avorio del primo Settecento, due lampadari a gabbia di Murano modello Rezzonico e uno centrale di epoca Luigi XVI, quadri di Pietro Novelli, Antonio Catalano, Federico Barocci.

Le opere di artisti moderni e contemporanei

Tra le opere di artisti moderni e contemporanei, alcuni bozzetti di scenografie di Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Robert Wilson, due ritratti a penna di Pablo Picasso, 1910, raffiguranti la Marchesa Anita di Villa Urrutia, nonna di Gioacchino Lanza Tomasi, e un ritratto di sua madre Conchita firmato da Giulio De Blas.

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, la Sala da pranzo

Nell’ala sud-ovest del palazzo, da poco restaurata, sono esposti i ritratti degli antenati dello scrittore, tra i quali quello del bisnonno Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa.

La nuova ala comprende una Sala Conferenze con un bel soffitto affrescato ed una splendida collezione di ventagli francesi del Settecento, e la cosiddetta Sala del Mediterraneo con una pregevole collezione di carte nautiche inglesi di fine Ottocento. I restanti arredi del piano nobile provengono dalle collezioni del Marchese di Villa Urrutia e della famiglia Ruffo di Bagnara che erano presenti nel Palazzo Lanza di Mazzarino.

Palermo, Palazzo Lanza Tomasi, la Sala Conferenze con la collezione di ventagli Louis XVI°

Gioacchino Lanza Tomasi

Gioacchino Lanza Tomasi, musicologo e storico del teatro d’opera e del melodramma, figlio adottivo dello scrittore mancato il 10 maggio del 2023, è stato il vero e unico custode dell’eredità de Il Gattopardo, tenendo sempre viva la memoria dell’Autore di uno tra i massimi capolavori della Letteratura Italiana del Novecento.

Oltre alle introduzioni alle edizioni de Il Gattopardo e de I RaccontiGioacchino Lanza Tomasi ha curato l’edizione delle opere complete dello scrittore nei Meridiani Mondadori.

Le opere di Gioacchino Lanza Tomasi

Nel 1998 ha pubblicato il volume Giuseppe Tomasi di Lampedusa-Una biografia per immagini, seguito nel 2000 da I Luoghi del Gattopardo. Ha curato, insieme con Salvatore Silvano Nigro, la raccolta epistolare Lettere dall’Europa (2006), dando inizio successivamente a Lampedusa e la Spagna, racconto di quei giorni in cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa si confrontò con il figlio adottivo sulla letteratura spagnola, in memorabili lezioni durate due anni.

Gioacchino Lanza Tomasi sapeva di essere figlio di quella Palermo dolce e dorata, sanguinaria e corrotta, raffinata e colta come solamente le grandi città sanno esserlo: “Se un giorno Londra fosse distrutta-confidò al giornalista Filippo Arriva-per farne una nuova mappa basterebbero i romanzi di Dickens; se fosse distrutta Palermo basterebbe “Il Gattopardo”.

Giacchino Lanza Tomasi con la moglie Nicoletta Polo

A quel libro rimase sempre legato con radici che si allungavano a dispetto della sua stessa vita e cultura. “Il romanzo di Tomasi di Lampedusa è il dolore di un uomo che vede morire la propria classe sociale, il proprio mondo. E questo nessuno te lo può ridare”.

Palazzo Lanza Tomasi, dimora storica notificata dall’A.D.S.I-Associazione Dimore Storiche Italiane, è seguito con lo stesso amore e la stessa dedizione di Gioacchino Lanza Tomasi da Nicoletta Polo, sua moglie.

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