“Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, torri, chiese, conventi e abitati giace mezzo sommersa nella palude, sepolta sotto l’edera foltissima. In verità questa località è più graziosa della stessa Pompei, le cui case s’innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche”.
Il Giardino di Ninfa visto dallo storico Ferdinand Gregorovius
Con queste parole, estrapolate dalle Passeggiate romane, lo storico medievista Ferdinand Gregorovius (1821-1891) magnificava il Giardino di Ninfa, oasi protetta e monumento naturale a due passi dal borgo di Sermoneta, antico feudo della Famiglia Caetani, nel comune di Cisterna di Latina.
Il legame della Famiglia Caetani con il Giardino di Ninfa
Visitarlo a inizio primavera, con lo schiudersi delle prime fioriture, equivale non solo a godere di una full immersion in uno dei Giardini Storici più belli d’Italia, ma a ripercorrere anche la storia della Famiglia Caetani, la cui ultima erede fu Leila Caetani Howard (1913-1977), pittrice e giardiniera, figlia del musicista Roffredo Caetani, principe di Bassiano, duca di Sermoneta e di un’intellettuale, Marguerite Chapin, cugina di Thomas Stearns Eliot.
A villa Romaine di Versailles, la residenza dei genitori in cui venivano ospitati spesso amici letterati, musicisti e pittori, Lelia, fin da bambina amava disegnare solitaria nella sua stanza.
Fu qui che Marguerite fondò la rivista Commerce-il cui titolo stava a significare “Commerce d’esprit”-pubblicando nel primo quaderno frammenti inediti dell’Ulysse di James Joyce e più spesso scritti di Léon Paul Fargue, Valéry Larbaud e Saint John Perse.
Una società letteraria ben precisa dunque che fu anche l’origine di un giardino letterario, dove più tardi Lelia quietamente avrebbe sviluppato una pittura di estrema semplicità ma di sofisticata sapienza.

La cura di Lelia per il Giardino di Ninfa
Donna sensibile e delicata, Lelia curò il giardino come un grande quadro, essendo lei stessa una pittrice, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante, senza forzature, evitando l’uso di sostanze inquinanti. Insieme alla madre Marguerite, introdusse a Ninfa numerose magnolie, prunus, rose rampicanti, e realizzò il rock garden, chiamato anche “Il Colletto”, una zona del giardino piuttosto lontana dalla casa ai piedi della chiesa di San Biagio.
Prima lo dipinse sulla tela e poi mise a dimora le piante scelte con grande conoscenza, sapendo esattamente quanto posto avrebbero occupato e quale tono di colore avrebbero avuto.
Il rock garden si colloca nell’insieme del giardino come il derivato di una vera passione per le piante piccole e maneggevoli, come uno studio di colori che serviva a Lelia sia per la pittura sia per il giardino. Una creazione totalmente inventata da lei, come se avesse voluto, nell’area del grande e maestoso giardino dall’ossatura molto maschile voluta dallo zio Gelasio, fratello del padre, ritagliarsi un proprio spazio intimo e privato.

La Fondazione Roffredo Caetani, nata per preservare il Giardino di Ninfa
Donna Lelia istituì la Fondazione Roffredo Caetani nel 1972, cinque anni prima della sua morte, al fine di tutelare la memoria del Casato Caetani, e di preservare il Giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta.
Anche se la storia di Lelia Caetani come pittrice è ancora tutta da scrivere, resta il fatto che i suoi quadri sono stati esposti diverse volte a Parigi tra il 1933 e il 1937, nel 1948 in Gran Bretagna, nel 1954 a New York alla Hugo Gallery, mentre a Roma tenne ben tre personali (1937, 1955 e 1958).

I dipinti di Lelia Caetani
La maggior parte dei dipinti di Lelia Caetani raffigurano una vita quotidiana di gente comune. Bambini intenti a giocare nei parchi, donne che acquistano frutta ai banconi del mercato e contadine che lavano i propri abiti nel ruscello del paese. In altri dipinti, di numero inferiore, troviamo rappresentate Parigi con la Senna, Roma con Piazza di Spagna e Venezia con la sua Laguna, e i giardini di Ninfa.
Gialli, verdi, rossi, blue e azzurri sono i colori che caratterizzano la sua pittura. Chi osserva è trasportato in un mondo parallelo, senza confini. Si viene catapultati in un qualcosa di meraviglioso, piacevole e incantato. Un pezzo di vita che scorre e che può essere toccato, amato. Un’atmosfera fresca, limpida e nuova, un qualcosa che deve essere vissuto.
L’intuizione di Gelasio Caetani
Ma torniamo alla storia del Giardino di Ninfa. Si deve a Gelasio Caetani, tra gli ultimi discendenti della famiglia, l’intuizione di trasformare nel 1921 il sito archeologico di Ninfa in una residenza estiva con giardino all’inglese.
Sotto l’occhio vigile della madre, Ada Wilbraham, che aveva già realizzato l’Orto Botanico a Fogliano, Gelasio mise a dimora le diverse specie botaniche riportate dai suoi viaggi all’estero.
Quando il testimone passò a Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani e madre degli ultimi due esponenti della stirpe, Camillo e Lelia, il Giardino di Ninfa divenne qualcosa di più che un semplice “divertissement” per pollici verdi.
Marguerite Chapin, una donna di cultura
Raffinata donna di cultura, mecenate, fondatrice e editrice di due riviste letterarie, Marguerite aprì le porte incantate di Ninfa all’intellighenzia del Novecento, offrendo il proprio angolo di paradiso all’estro tormentato di scrittori, poeti, musicisti, pittori e compositori di ogni nazionalità. James Joyce, Igor Stravinsky, Paul Valéry, Pablo Picasso, Giuseppe Ungaretti e, ovviamente, Giorgio Bassani.
Bassani scrisse qui gran parte del suo capolavoro: Il giardino dei Finzi-Contini
Lo scrittore ferrarese compose qui gran parte del suo capolavoro, Il giardino dei Finzi-Contini, immerso negli scorci ameni di un’epoca trascorsa eppure ancora così vibrante, gli stessi che, forse, furono di ispirazione per alcune tra le riflessioni più significative dell’opera, come quando si confessa: “Era il nostro vizio, questo: d’andare avanti con le teste sempre voltate all’indietro”.
Altri ospiti illustri
A Ninfa soggiornarono anche Virginia Woolf e Boris Pasternak, autore de Il dottor Živago, che nell’abbraccio con la Pompei del Medioevo colse l’isprazione per più di un passo letterario.
Lelia sposò nel 1951 The Hon. Hubert Howard, figlio della nobildonna romana Isabella Giustiniani Bandini e di Sir Esmey Howard di Penrith, dei duchi di Norfolk.
Le due fondazioni: la Roffredo Caetani e la Camillo Caetani
Anche se dallo loro unione non nacquero eredi, persistono tuttora fervide e attive le due fondazioni alle quali Lelia decise di lasciare ogni suo avere. La Fondazione Roffredo Caetani che si occupa del castello e del suo giardino a Ninfa e la Camillo Caetani che ha sede nel palazzo di via delle Botteghe Oscure.
Come ricordava la sua amica più giovane ed intima per antiche consuetudini familiari, Desideria Pasolini dall’Onda scomparsa nel 2021, mentre Marguerite fondava a Roma la rivista Botteghe Oscure, che sarà diretta da Giorgio Bassani e intorno alla quale gravitavano Elena Croce e Antonio Cederna, Lelia e Hubert erano circondati da altri amici anche più giovani e forse diversi, come Luigi Magnani Rocca, esteta e musicologo, Cesare Brandi, Giovanni Urbani.
Nel loro appartamento nell’attico di Palazzo Caetani in Via delle Botteghe Oscure, pieno di luce e di sole, indignati per le devastazioni subite dal patrimonio artistico e dal paesaggio italiano durante la Seconda Guerra Mondiale, posero le prime basi di Italia Nostra.

L’eredità di Lelia Caetani
Lelia Caetani ha lasciato un’importante eredità: quella di un legame profondo tra lo spirito dei luoghi e le anime belle che li hanno abitati, o vi hanno transitato sia pur fugacemente, instaurando con essi un dialogo intimo, che si traduce in forme d’arte e incanto senza tempo.

Visitare il Giardino di Ninfa restituisce, intatto, il fascino di un tempo sacro e purtroppo perduto, quando alla creatività artistica e letteraria veniva riservata la stessa cura che a una semenza rara.

Con il loro impegno appassionato, i Caetani hanno salvaguardato le vestigia di una storia millenaria, custodendo il genius loci di Ninfa e creando un giardino (inteso come “casa” di tutti gli esseri viventi, dalla magnolia al lombrico, dal cedro all’usignolo) la cui bellezza è offerta al godimento dell’umanità intera.






