Il mondo di Piccole Donne

“Piccole donne”, romanzo epocale scritto da Louisa May Alcott, in un’America di metà '800, racconta le gesta di quattro sorelle, Meg, Jo, Beth ed Amy

Piccole donne, romanzo epocale scritto da Louisa May Alcott, in un’America di metà ‘800, racconta le gesta di quattro sorelle, Meg, Jo, Beth ed Amy, delineando in Jo, sotto le cui spoglie si cela la stessa autrice, una donna emancipata ante litteram, che vive della sua penna, sceglie l’uomo da sposare, e lo aiuta nella gestione casalinga.

Orchard House, l’abitazione di Piccole Donne

Il mood ha un focus centrale nella dimora di stile coloniale, la “Orchard House”, nello stato del Massachusetts, in Merrimack Valley’s Concord, a una mezz’ora da Boston. La Alcott scrive e descrive la propria casa, in una sovrapposizione tra reale e immaginario.

Un “tuffo” nelle pagine di Piccole Donne di Louisa May Alcott

La residenza, dalla facciata consunta, interamente rivestita in legno, denota l’aver conosciuto tempi migliori. È attorniata da un giardino che cadenza il ritmo del tempo, e lo scorrere della vita al suo interno. L’alternarsi delle quattro stagioni, si riflette sul meleto. Da spoglio a sepolto di neve, da fiorito a traboccante di rosse mele.

L’interno dalla pianta rettangolare, rivela il fascino fané di un lusso antico. Una casa curata ma usurata, occupata e vissuta in ogni metro quadrato. Gli ambienti diventano un locus amoenus, in cui il salotto è il clou, essendo un continuo punto di ritrovo.

L’impiantito in parquet è coperto dalla moquette, con l’imponente camino rivestito in marmo. Il fuoco acceso stempera il gelo invernale, contrastando con le rosse fiamme, i fiocchi bianchi che cadono lentamente.

Il pianoforte di Beth e la sala da pranzo

Le ragazze, guardano con occhi sognanti, al di là dei vetri, lo spettacolo ipnotico della neve ovattata, accovacciate sul divano in velluto marrone di stile rinascimentale, che troneggia nell’ampia zona soggiorno, muto testimone di chiacchiere e confidenze. Quasi ad angolo, è piazzato il pianoforte di Beth, che suona e allieta con il suo talento i pomeriggi casalinghi, purtroppo poi sacrificato, per fare fronte ad impellenti esigenze familiari.

La sala da pranzo ha al centro un grande tavolo rettangolare. La cena costituisce il momento in cui le ragazze ritrovano la madre dopo il lavoro. Si sta insieme, riempiendo i piatti in bianca porcellana di fumante zuppa, commentando la giornata trascorsa. In una parete, trova posto una solida libreria in noce scuro, sommersa di libri.

La scricchiolante scala in legno

Salendo una comoda e scricchiolante scala in legno, si accede al piano superiore, dove sono distribuite le camere da letto, arredate in stile XIX^ secolo: la matrimoniale e le due stanze delle ragazze. Quella della scrittrice Jo, che divide con la sorella maggiore Meg, ha letti gemelli in ottone con comodini, un armadio ad un’anta con specchiera, una cassettiera dai cassetti semiaperti: sul pavimento, un tappeto a motivi floreali, sempre arricciato.

Non può mancare la scrivania addossata alla finestra, con sopra gli attrezzi del mestiere. La penna e il calamaio, il cui inchiostro tinge le dita di Jo, perennemente sporche. Tuttavia lei predilige la soffitta, rifugio ideale per trovare silenzio ed ispirazione, con unico compagno il topino Scarabocchio.

La soffitta si anima pure per attingere e scovare, dentro i polverosi bauli in pelle verde, con le cerniere di metallo oro scrostato, abiti ed oggetti di ogni tipo, che Meg, Jo, Beth e Amy, adoperano per travestirsi ed approntare fantasiose commedie teatrali, dirette dall’eclettica Jo.
Se la casa racconta i suoi abitanti, “Orchard House” trasporta in un prezioso e irripetibile spaccato di vita ottocentesca.

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