Palazzo Cozza Caposavi è una tenuta di 3000 metri quadrati situata a Bolsena. Il proprietario è il conte Francesco Cozza Caposavi. Il palazzo è stato fatto erigere nel sedicesimo secolo, nella prima metà del 1500, dal governatore dello Stato Pontificio, il cardinale Tiberio Crispo.
A fine Settecento, le due famiglie più importanti di Bolsena, i Cozza e i Caposavi, attraverso un matrimonio, decidono di unire le forze (e i loro patrimoni) e unificano il palazzo.

La sala del Tempesta a Palazzo Cozza Caposavi
La sala del Tempesta prende il nome da Antonio Tempesta, uno dei più importanti pittori del Cinquecento italiano. Nell’ambiente, sono appese le dodici tele realizzate da Antonio Tempesta, con un unico filo conduttore: la romanità. I 12 Cesari, i dodici imperatori.

Un secolo dopo il suo intervento, alcuni pittori orvietani, Pasqualoni e Galeotti, continuano l’opera di Tempesta con importanti soluzioni. I sette re di Roma sono un completamento del lavoro di Tempesta.
La sala da pranzo di Palazzo Caposavi: la Galleria Blu
La sala da pranzo è nel cuore del palazzo, nel piano nobile della struttura. E’ detta anche Galleria Blu. Qui si possono ammirare delle splendide vedute bucoliche del Lago di Bolsena. Quadri che descrivono gli ambienti acquatici dei territori circostanti, delle vere “fotografie” del Settecento. Questo ambiente è rimasto intatto nel tempo e la sua sacralità non è mai stata violata. Tanto da essere ancora illuminata a candela.

In questa sala la famiglia Caposavi ospiterà la famiglia Cozza per il matrimonio che sancirà l’unione delle due famiglie. Sotto le vedute ci sono i fregi della famiglia Caposavi: il sole, il leone e l’aquila e la m rovesciata. Durante l’occupazione nazista, trasformarono la sala da pranzo in cucina militare. Ci sono le bruciature alle pareti e i fori per le cappe.

La biblioteca di famiglia
La biblioteca di famiglia possiede più di 10.000 volumi. Ci sono pregiati e rari conservati in questa stanza. Cinquecentine, alcuni volumi dell’enciclopedia di Diderot e D’Alembert, il primo vocabolario della lingua italiana, e testi di grandi scrittori della letteratura italiana, di passaggio in questa residenza: D’Annunzio, Moravia, Pellico, Cavallotti.

La Madonna dell’arte
La Madonna dell’arte è una vera chicca del palazzo. Fu censurata e successivamente bandita dal Concilio di Trento. Francesco Cozza Caposavi è riuscito a recuperarla da una collezione privata e portarla a palazzo. Gesù bambino guarda quasi con aria di sfida. Chi l’ha dipinta ha voluto dare questa connotazione, forse in contrasto con le direttive del Concilio.
La camera da letto
La camera da letto ha ospitato personaggi illustri. Uno di questi è Gabriele D’Annunzio. Il Vate amava particolarmente il Lago di Bolsena e tutta la Tuscia. La famiglia Cozza Caposavi possiede una delle prime versioni del Piacere di D’Annunzio, autografata, e firmata con lo pseudonimo Gabriel Ariel.
Ma anche Stendhal: c’è un affresco in una stanza dove si vede Stendhal che, dietro a una colonna, guarda con ammirazione le rovine di Pompei ed Ercolano. Hanno dormito qui Fellini, Moravia. In questa stanza c’è anche un arazzo fiammingo del XVI secolo che mostra Giulio Cesare mentre passa il Rubicone.






