Alice Bottelli e Joi Donati sono due architetti e provengono dallo stesso studio. Hanno preso parte alla prima stagione di Vinci una casa in Sicilia. Hanno parlato del loro progetto, per la riqualificazione di un immobile a Piazza Armerina, del programma, dei loro inizi, del loro percorso. Ma soprattutto del ruolo che avrà in futuro questa professione.

Dove affondano le radici che vi hanno portato a scegliere di studiare per diventare architetto?
A: Sin da bambina gli edifici mi hanno sempre affascinata e la scelta di studiare architettura è venuta quasi naturale. I dettagli delle facciate, lo studio delle forme e la ricerca di soluzioni creative per la distribuzione degli spazi mi hanno spinta a voler intraprendere questa strada.

J: Ho sempre avuto una passione innata per i materiali ed i volumi, ma la scintilla che mi ha spinto a fare l’architetto è nata da scritture filosofiche. Quando mi sono iscritto ad architettura avevo l’ambizione di diventare “immortale”. Studiando mi sono reso conto che l’attenzione non deve essere l’IO ma la Società. Il nostro ruolo è lavorare per il bene comune.
Avete preso parte alla prima edizione di Vinci una casa in Sicilia come unico concorrente, perché provenite dallo stesso studio. Come si dividono i compiti in ufficio e come vengono divisi anche i problemi e le gratificazioni?
In studio ci occupiamo di commesse specifiche che seguiamo dalla progettazione alla direzione lavori. Il mondo delle costruzioni a nostro avviso è ancora troppo “maschio” e lavoriamo entrambi per una parità di genere.
Sui problemi ci confrontiamo insieme per risolverli, le gratificazioni vengono condivise con tutti i membri del nostro team, queste gratifiche ci ripagano per tutti gli sforzi.
Qual è il ruolo dell’architetto del futuro?
A: La figura dell’architetto sta mutando velocemente. In passato la progettazione e il cantiere rappresentavano il focus della nostra professione. Oggi ci viene chiesto di essere competenti anche in materia economica, legislativa, sociale, psicologica e di progettare con tempi sempre più ridotti. L’architetto del futuro deve essere capace di gestire tutte queste fasi del lavoro cercando di evitare che l’importanza della fase creativa passi in secondo piano.
J: Siamo la ruota di un ingranaggio complesso. Gli interventi richiedono molteplici competenze, l’architetto sarà sempre il direttore d’orchestra, sarà sempre fondamentale il suo lavoro ma è indispensabile saper lavorare con altri professionisti.
Come è stata presa, da entrambi ovviamente, la decisione di prendere parte alla prima edizione di Vinci una casa in Sicilia?
Siamo curiosi per natura, ogni occasione e novità viene da noi affrontata come nuova avventura. Siamo venuti a conoscenza della presentazione di un nuovo format e abbiamo pensato di cimentarci come protagonisti, il nostro spirito anche in questa occasione è stato quello di dialogare con gli altri concorrenti e colleghi con uno spirito competitivo ma al tempo stesso costruttivo.
Ci potete raccontare il progetto, il rendering realizzato per riqualificare l’immobile di Piazza Armerina?
Ci siamo immaginati per la nostra casa un progetto fortemente legato al luogo. In cui i materiali tradizionali, le eccellenze dell’artigianato locale e l’utilizzo di materie il più possibile riciclate o riciclabili potessero fondersi armonicamente in una visione architettonica contemporanea degli spazi interni ed esterni.
Il progetto della sala pranzo è stato studiato sulla base di palette dai colori naturali. Sui toni del verde, del marrone e dell’ocra, in associazione con l’utilizzo di una carta da parati con motivi floreali e arredi dalle forme organiche. Abbiamo introdotto il tema della biofilia, sfruttando la parete decorata per integrarla con elementi arborei in grado di portare l’ambiente naturale all’interno dell’edificio.
Per la facciata abbiamo scelto di trovare ispirazione nella massima espressione dell’artigianalità locale, utilizzando le ceramiche smaltate in cotto, per le quali è nota la città di Caltagirone, per delineare un motivo di facciata sui toni del verde ispirato alle cupole delle chiese siciliane. A completamento della nostra rivisitazione contemporanea degli elementi tradizionali, un basamento in pietra di Modica a definire l’ingresso e cornici in ferro brunito per valorizzare le aperture di facciata.
Il nostro intervento è stato pensato come un kick-off per la riqualificazione di tutto il quartiere, un nuovo punto di visita per Piazza Armerina.
Il progetto













