Mosca cieca: il tessuto come paesaggio della memoria

Alla Candy Snake Gallery di Milano, la prima personale di Livia Chiffi trasforma il recupero tessile in un racconto sospeso tra autobiografia, teatro e immaginazione.

Ci sono materiali che conservano una memoria silenziosa. Tracce di gesti, vite precedenti, abitudini dimenticate. Per Livia Chiffi il tessuto appartiene a questa categoria di oggetti capaci di custodire il tempo. Nella mostra Mosca cieca, in programma alla Candy Snake Gallery di Milano dal 24 giugno al 30 luglio 2026, l’artista costruisce un universo poetico in cui frammenti di stoffa recuperati da scarti industriali, mercati e negozi dismessi diventano strumenti di racconto e introspezione.

La sua pratica prende forma attraverso un processo lento e quasi archeologico. Il recupero dei materiali non rappresenta soltanto una scelta sostenibile, ma diventa il primo atto di una ricerca più ampia, orientata alla scoperta di immagini, ricordi e possibilità narrative nascoste nelle pieghe della materia. Cucire significa allora riportare alla luce ciò che sembrava perduto, costruendo nuove connessioni tra esperienza personale e memoria collettiva.

Il cuore della mostra è costituito dalla serie dei Teatri, opere tessili che evocano sipari, quinte sceniche e piccoli palcoscenici domestici. In questi microcosmi prendono forma episodi autobiografici, relazioni familiari e frammenti di quotidianità che si muovono sul confine sottile tra realtà e immaginazione. Lo spazio dell’opera assume la funzione di una scena teatrale: un luogo in cui la vita viene osservata, ricostruita e reinterpretata. Osservando i lavori di Chiffi emerge immediatamente una tensione tra intimità e rappresentazione. Figure animali, elementi vegetali e simboli ricorrenti abitano superfici tessili che sembrano custodire racconti mai completamente rivelati. L’artista invita il visitatore a un’esperienza di scoperta lenta, fatta di dettagli nascosti e significati stratificati, dove ogni elemento contribuisce alla costruzione di una narrazione aperta.

Accanto alle opere tessili trovano spazio una serie di lavori scultorei che approfondiscono il tema della trasformazione personale. In particolare, Le stesse cose ritornano – muta affronta il cambiamento come processo di consapevolezza, evocando l’immagine della pelle che si rinnova senza cancellare ciò che è stato. Una riflessione sulla crescita che evita ogni retorica, preferendo raccontare il passaggio attraverso segni, materiali e simboli. Il titolo della mostra richiama il celebre gioco infantile della mosca cieca, ma ne amplia il significato trasformandolo in una metafora esistenziale. Muoversi senza una visione completa, affidarsi all’intuizione, riconoscere forme familiari che riemergono sotto aspetti inattesi: è proprio in questo spazio di incertezza che si sviluppa la ricerca dell’artista. Un territorio sospeso dove il visibile e l’invisibile si intrecciano continuamente.

Nata a Gallarate nel 1997 e attiva tra Torino e Lecce, Livia Chiffi proviene da una formazione nell’illustrazione e nell’editoria di moda, elementi che ancora oggi influenzano il suo linguaggio visivo. Nelle sue opere convivono infatti sensibilità narrativa, attenzione alla composizione e una profonda riflessione sul potere evocativo dei materiali. Con Mosca cieca, la Candy Snake Gallery presenta una ricerca che dialoga con alcuni dei temi più urgenti della contemporaneità: il recupero, la memoria, l’identità e il valore della lentezza. Una mostra che invita a osservare il tessuto non come semplice supporto, ma come archivio emotivo, capace di raccontare storie che continuano a riaffiorare nel tempo, assumendo ogni volta significati nuovi.

Condividi questo articolo:

DImora magazine consiglia
Utilizzando questo sito, accetti l’uso di cookie tecnici (anche di terze parti) per migliorare la tua navigazione. Per approfondire clicca qui.