Sorge sul lato destro della celeberrima Scalinata di Trinità dei Monti la Casa-Museo in cui Giorgio De Chirico (1888-1978) abitò negli gli ultimi 30 anni della sua vita, insieme alla moglie Isabella Pakszwer Far, proprio al centro di Roma, con un affaccio strepitoso su Piazza di Spagna.
Il trasferimento di De Chirico a Roma
“Dicono che Roma sia il centro del mondo e che piazza di Spagna sia il centro di Roma, io e mia moglie, quindi si abiterebbe nel centro del centro del mondo, quello che sarebbe il colmo in fatto di centrabilità ed il colmo in fatto di antieccentricità.”
Giorgio de Chirico, Memorie della mia vita, 1945
Un’abitazione borghese a due piani quella di De Chirico. Grande, ma non sontuosa
Una casa borghese a due piani, grande ma non sontuosa. Il pittore vi si era trasferito nel 1944, dopo aver vagato per l’Europa e per l’America durante tutta la sua vita.


Casa-Museo Giorgio De Chirico, il Salone

L’Atelier del Maestro
Benché italiano -anche se nato a Volos in Grecia – Giorgio de Chirico non abitò mai stabilmente in Italia, se non appunto nella fase finale della sua vita, che coincise con un lungo periodo di stabilità. L’appartamento è costituito dalla parte abitativa, l’Atelier del Maestro e un’ampia terrazza all’ultimo dei tre piani superiori del seicentesco Palazzetto dei Borgognoni.
Arrivato a Roma nel 1944, dopo un lungo girovagare tra diverse città Europee e un soggiorno importante a New York, De Chirico risiedette stabilmente nella casa di Piazza di Spagna dal 1948, all’età di sessant’anni sino alla morte.
Il centro culturale e artistico della Capitale
L’abitazione, collocata in una posizione “strategica”, nel cuore di quello che fu considerato il centro culturale e artistico della città fin dal Seicento-con gli ateliers di Via Margutta e Via del Babuino, le gallerie, lo storico Caffè Greco in Via dei Condotti, nonché l’affascinante scenario di Trinità dei Monti e di Villa Medici-rappresentò per l’artista maturo il luogo ideale dove stabilirsi e continuare a lavorare.
La Casa-Museo De Chirico è accessibile al pubblico
Grazie al lascito di Isabella Far, la Casa-Museo di Giorgio De Chirico è attualmente accessibile al pubblico. Inaugurata il 20 novembre 1998, anniversario ventennale della scomparsa dell’artista, offre un’occasione unica di avvicinarsi al mondo privato e quotidiano del Maestro, nonché di accedere al suo originale immaginario artistico, in un sorprendente e suggestivo intreccio tra arte e vita.

Ambienti e arredi di tipico gusto anni Cinquanta
Il restauro degli ambienti e degli arredi, di tipico gusto anni Cinquanta, è stato eseguito, dove possibile, con rigore filologico, secondo foto d’epoca e testimonianze storiche.
I sontuosi ambienti del piano principale ci immettono in una visione rubensiana di grandi saloni di stile seicentesco, con un cospicuo numero di opere, alcune in preziose cornici dorate, tende damascate color rosso (rifatte in base a quelle originali), argenti, putti in legno, tavolini di marmo e poltroncine stile Luigi XVI°.
Concepita come una suntuosa living gallery, questa rappresentò la parte più vitale della casa, vivace luogo di incontri e ricevimenti.
Un percorso affascinante
Dipinti e sculture sono esposti secondo il progetto espositivo della Fondazione con l’obiettivo di far conoscere al pubblico i diversi soggetti e temi elaborato dal Maestro, conducendoci lungo un percorso affascinante. Dalla selezione di opere degli anni ’40 e ’50-tra le quali alcuni mirabili d’apres dai Grandi Maestri, ritratti di Isabella e autoritratti-passando per il particolare corpus delle “Vite silenti”, esposte nella sala da pranzo, fino alla produzione pittorica degli ultimi dieci anni della sua carriera.
Il periodo “Neometafisico”
Il periodo cosiddetto “Neometafisico”, visibile nella parte nuova della casa acquistata verso la fine degli anni Sessanta.
Infine, le sculture in bronzo, poi dorato o argentato, come presenze silenziose disseminate nei vari ambienti, raccontano i miti classici reinterpretati secondo l’immaginario dechirichiano o i personaggi della sua personale mitografia.
Lo studio dell’artista
Salendo le scale che conducono al secondo piano, ci introduciamo negli ambienti più intimi della casa, le stanze da letto e lo studio dell’artista.

Quest’ultimo, ricostituito nel modo più vicino possibile a quello esistente quando ci lavorava De Chirico (nonostante alcune modifiche operate successivamente dalla vedova del Maestro), rappresenta senza dubbio il luogo più suggestivo. La luce che filtra dall’ampia apertura del soffitto si posa sul cavalletto del Pictor Optimus e sui numerosi oggetti del mestiere-pennelli, colori, cornici, e la tavolozza usato dal Maestro-lasciati lì come pronti per il prossimo lavoro.
Modelli in gesso di statue antiche sovrastano la biblioteca
Diversi modelli in gesso di statue antiche, gladiatori e cavalli, sovrastano la biblioteca personale dell’artista, ricca di preziose monografie, da Watteau a Courbet, Delacroix, Rubens e molti altri.
L’amata terrazza
Un’ampia terrazza (con accesso limitato al pubblico) costituisce l’ultimo piano della casa, il luogo dove De Chirico amava sostare in diversi momenti del giorno per ammirare lo spettacolo di Roma e della natura.

Infine, negli ambienti in cui attualmente sono presenti gli uffici della Fondazione-un tempo la cucina di casa De Chirico-è presente la Biblioteca costituita da numerose edizioni degli scritti dell’artista, cataloghi di mostre monografiche e collettive, saggi e monografie.
A Roma non fu mai ben accolto
Quando De Chirico decise di tornare a risiedere in Italia era uno dei pittori più importanti al mondo, ideatore indiscusso di un movimento artistico fondamentale, acclamato come predecessore imprescindibile anche dai surrealisti. Tuttavia a Roma non fu mai ben accolto, sia perché considerato come uno degli artisti che erano stati tolleranti alle politiche culturali del vecchio regime, sia perché la sua pittura non seguiva le novità delle avanguardie.
Uno sguardo al passato
Più che guardare al futuro, De Chirico sembrava rifarsi al passato, sia nella storia dell’arte sia nella sua esperienza esistenziale, tanto che già a partire dagli anni’30 cominciò a dipingere riproduzione dei suoi temi più famosi ispirandosi alla pittura del ‘600 per ritratti e autoritratti, oggi esposti nel salone principale della casa museo.
Il ritorno in Italia per De Chirico coincise con un ripiegamento su sé stesso. Tutta la pittura dagli anni Cinquanta agli anni Settanta non fu che una ripresa dei cicli del suo passato.
E` il periodo della Neo-Metafisica, mentre il mondo dell’arte negli anni Cinquanta è concentrato unicamente sulla questione tra informale e astratto, De Chirico ripropone temi e soggetti pittorici delle sue opere passate, una vera e propria ripresa di sé stesso, una copia di sé, una citazione.
Gli anni Sessanta e i temi inventati nei decenni prima
Così negli anni Sessanta, mentre a Roma si stanno muovendo i nuovissimi artisti tra le gallerie indipendenti e la critica militante innesca le prime polemiche, De Chirico rimane irremovibile nella pittura di sé stesso, ripensando quei temi che aveva inventato nei decenni prima.
Apparentemente conservatore, nella regressione De Chirico è rivoluzionario. C’è in questa ultima fase un ritornare a sé stessi, come l’eterno ritorno nietzschiano e c’è anche un’operazione sottilmente ironica-polemica contro chi lo riteneva morto, creativamente, nel 1918, cioè verso quelle persone che apprezzavano solo la sua opera giovanile.
Le prime opere del Maestro sono sparse per vari musei del mondo
Tutte le prime opere di De Chirico, di fatto quelle più famose, si trovano sparse per vari musei del mondo. L’Italia ad oggi ha pochi nuclei di opere dechirichiane e tutti a Roma (quelle alla GNAMC, donate dalla vedova Far, e quelle al museo Carlo Bilotti).
La casa museo può considerarsi, pertanto, il luogo che il pittore scelse come Museo di se stesso.
La produzione degli ultimi decenni della sua vita è visibile tutt’oggi qui, dove la maggior parte di questi quadri è rimasta. Sono soprattutto quadri degli anni Sessanta e Settanta, in cui tutto assume un tono più pop e si mischia a più recenti memorie come il paesaggio newyorkese, che tanto lo aveva colpito. Sono questi gli anni anche delle sculture in bronzo e della prima e unica installazione di De Chirico. In occasione della Mostra Contatto Arte-Città del 1973, nell’ambito della XV Triennale di Milano, De Chirico riesce a creare tridimensionalmente uno dei suoi Bagni Misteriosi (l’opera, in pietra di Vicenza è stata restaurata tra il 2009 e il 2011 ed è visibile alla Triennale di Milano).
De Chirico rimase il punto di riferimento essenziale per gli artisti ancora figurativi come Fabrizio Clerici, Carlo Guarienti, Arturo Nathan, Leonor Fini, Eugene Berman.
Paradossalmente, negli anni Settanta, si assistè ad una rivalutazione del Maestro, che ormai è universalmente accettato anche grazie alle grandi retrospettive di Milano e Ferrara del 1970.
Un modello per Schifano, Festa, Ceroli e Giulio Paolini
La sua pittura più recente aveva aperto il dibattito sulla questione dei falsi, della replica e dell’originale, della citazione, dello stile e del gusto, gli stessi temi che nell’arte si riflettevano su ricerche totalmente diverse ma parallele. E` riconosciuto infatti come ispiratore e omaggiato dalle nuove generazioni di artisti come Schifano, Festa, Ceroli e Giulio Paolini, il quale crea un’opera dedicata ad una frase dipinta su un suo autoritratto.
Alla sua morte nel 1978 De Chirico lasciò la casa alla moglie, la quale istituì nel 1986 insieme a Claudio Bruni Sakraischik, curatore del Catalogo Generale, la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, con il fine di tutelare e promuovere l’opera artistica e intellettuale del marito.
LEGGI ANCHE: Il Giardino di Ninfa






