“Destino di pochi grandissimi: più li studi, più li studieresti e ogni volta viene fuori qualcosa di inedito. Pablo Picasso è uno di questi, il pittore più importante del XX secolo che ancora fa discutere”.
Queste sorprendenti e attuali parole dello Storico dell’Arte Luca Beatrice, prematuramente scomparso nel gennaio scorso, restituiscono in pieno il fascino della Mostra Picasso lo straniero, organizzata da Fondazione Roma con Marsilio Arte, al Museo del Corso-Polo Museale dal 27 febbraio al 29 giugno 2025.
Grazie alla collaborazione con il Musée national Picasso-Paris (MNPP), principale prestatore, il Palais de la Porte Dorée con il Musée national de l’histoire de l’immigration.
Ma anche il Museu Picasso Barcelona, il Musée Picasso di Antibes, il Musée Magnelli – Musée de la céramique di Vallauris e importanti e storiche collezioni private europee.
L’idea originale del progetto Picasso lo Straniero è di Annie Cohen-Solal
L’idea originale del progetto è nata da Annie Cohen-Solal, curatrice della mostra, con un intervento di Johan Popelard del Musée national Picasso-Paris.
Più di 100 opere dell’artista spagnolo, oltre a documenti, fotografie, lettere e video. Un progetto che si arricchisce – per la seconda tappa italiana dopo Palazzo Reale di Milano e Palazzo Te a Mantova – di un nucleo di opere selezionate dalla curatrice esclusivamente per il percorso espositivo del Museo del Corso-Polo Museale.
L’arrivo a Parigi nel 1904
Nato nel 1881 a Málaga in Spagna, Pablo Picasso si stabilisce a Parigi definitivamente nel 1904. Anche se la Francia lo ospiterà fino alla sua morte e la sua fama crescerà oltre i confini nazionali, l’artista non otterrà mai la cittadinanza francese. La mostra segue la traiettoria estetica e politica di Picasso, per illustrare come l’artista abbia costruito la propria identità vivendo nella difficile condizione di immigrato.
Nel 1901 l’artista espone ben sessantaquattro dipinti presso la Galleria Ambroise Vollard, raffigurando personaggi strani con colori forti.
Un commissario di polizia, dopo aver letto la recensione di un critico che elogia l’opera di Picasso, redige il primo rapporto sull’artista catalano, riportando vari pettegolezzi: “Esce e rincasa a orari irregolari”, “Torna di notte, a tarda ora”, “Parla malissimo il francese e si fa capire a malapena”.
Una vita da straniero, il libro di Annie Cohen-Solal
Scrive Annie Cohen-Solal, autrice del libro Una vita da straniero, pluripremiato e tradotto in tutto il mondo. Pubblicato in Italia da Marsilio Editori. “Su Picasso è stato scritto tutto, si direbbe. Nessun artista ha suscitato altrettanti dibattiti, controversie, passioni.
Ma quanti sanno quali ostacoli il giovane genio ha dovuto affrontare quando è arrivato a Parigi per la prima volta, nel 1900, senza sapere una parola di francese? E come ha fatto a orientarsi nella metropoli moderna, la città tentacolare in preda a forti tensioni sociali? Perché, nel 1914, settecento dei suoi più bei dipinti cubisti sono stati confiscati e, successivamente, venduti all’asta? Perché, nel 1940, mentre è ormai amato e rispettato nel mondo intero, la richiesta di naturalizzazione che ha inoltrato in Francia viene respinta?
Queste domande insieme a molte altre domande, finora lasciate senza risposta, vengono affrontate e risolte in questa mostra per la prima volta. Picasso lo straniero al Museo del Corso – Polo museale è la quinta edizione della mostra che, negli ultimi quattro anni, si è spostata da Parigi (Palais de la Porte Dorée) a New York (galleria Gagosian), da Mantova (Palazzo Te) a Milano (Palazzo Reale).
Sarà L’Adolescente a portare a Roma il messaggio di Picasso lo straniero
Sarà L’Adolescente a portare a Roma il messaggio di Picasso lo straniero. Con gli occhi neri che catturano lo sguardo, la corona di alloro che gli cinge la fronte, l’eleganza dell’ovale del volto, le labbra ben disegnate, l’ampio collare arricciato, sembra uscito da un quadro di Velázquez (1599-1660).

© Succession Picasso by SIAE 2025
E però le mani e i piedi enormi, smisurati, il naso deforme, gli occhi asimmetrici, i capelli corvini, ispidi, ribelli, i colori vivacissimi, appartengono al mondo del cubismo (1907-1914) di Picasso, l’artista che può tutto. Il quadro è stato dipinto il 2 agosto 1969 nel sud della Francia da un uomo di ottantotto anni, quattro anni prima della morte, mentre si volge verso il proprio passato”.
L’esposizione è nata proprio dalla ricerca illustrata nel volume, iniziata nel 2015 e durata più di sette anni, che racconta la storia del “paradosso Picasso”.
Picasso non ha mai ottenuto la cittadinanza francese
Anche se con l’apertura del Musée national Picasso-Paris nel cuore di Parigi nel 1985, le sue opere sono entrate a far parte a pieno titolo del patrimonio dello stato, il percorso teso a riconoscere il genio dell’artista catalano è stato tutt’altro che fortunato e agevole, tanto che-aggiunge ancora Annie Cohen-Solal-”Pochi sanno che il pittore non è mai diventato cittadino francese e addirittura nel 1901 venne bollato dalla polizia come ‘anarchico sotto sorveglianza’.
Eppure, nonostante le difficoltà, le umiliazioni, i rifiuti e le varie battute d’arresto che Picasso dovette subire al suo arrivo in una Francia xenofoba e appena uscita dall’Affaire Dreyfus, l’artista andò avanti, costruendo ostinatamente la sua opera.
Tale è il «paradosso Picasso» che circonda il nome di questo mitico artista. Per quarantacinque anni ebbe numerosi problemi con le istituzioni francesi. Esaminando da vicino il periodo che precedette la sua ascesa alla fama, si è analizzata ogni traccia ritrovata negli archivi per portare alla luce, in tutta la loro verità, gli esordi di un giovane artista alla ricerca di un mondo aperto nel quale ancorare il proprio percorso.
Di fronte a un paese iper centralizzato, dalle istituzioni talvolta obsolete, e logorato dalle proprie stesse tensioni, Picasso seppe trovare mirabili strategie di aggiramento, dando prova di una intelligenza politica fuori dal comune, inventando soluzioni inedite negli interstizi del sociale per rovesciare a proprio favore le stigmate che gli erano state attribuite: straniero, anarchico, artista d’avanguardia”.
Il percorso cronologico proposto dalla Mostra
Il percorso cronologico proposto dalla Mostra, impreziosito da prestiti di importanti musei e collezioni private europee è, quindi, un modo per conoscere esaustivamente come l’artista sia andato affermandosi, straniero in Francia, riuscendo ad imporre le sue rivoluzioni estetiche con una lettura, quella della curatrice, radicalmente contemporanea.
Alcuni inediti assoluti
Esposti alcuni inediti assoluti tra cui Bosco su un versante montano, un olio su tela montata su tavola dipinto nel 1899 e proveniente dal Museo Picasso di Barcellona e Al Ristorante del 1900, da una collezione privata: due opere che illustrano in modo lampante il cambio di prospettiva del giovane Pablo, quando lascia Barcellona per Parigi.

Collezione privata, © Succession Picasso by SIAE 2025
A queste si aggiungono diversi disegni come Il doppio ritratto Cocteau/Picasso del 1962. Che si collega proprio alla collaborazione tra i due artisti per il balletto di Parade. Realizzato anche per il Teatro dell’Opera di Roma, che ospitò la tournée romana dei Balletti Russi.

Collezione privata © Succession Picasso by SIAE 2025
La primavera romana del 1917
Un’importante sezione della Mostra è infatti dedicata alla primavera romana del 1917, trascorsa da Pablo Picasso con Jean Cocteau, Erik Satie, Sergej Djaghilev, e Leonid Massine.

d’argento, 16 × 23 cm, Bruxelles,
Collezione Ioannis Kontaxopoulos & Alexander Prokopchuk
Tra le opere più significative, in apertura di una sezione espositiva prospettica di venti metri, c’è un disegno preparatorio del 1942 per la scultura L’uomo con la pecora. Raffigurante il corpo di un uomo umile e fragile che, come offerta sacrificale, porta sulle spalle una pecorella smarrita.
L’opera è una replica ai nudi imponenti di Arno Breker, artista tedesco che nella sua mostra del ’42 al museo dell’Orangerie annunciò l’avvento dell’ “uomo nuovo” nella dinamica del nazismo, legando il tema pagano dell’Ermete crioforo a quello cristiano del buon pastore, proponendo l’unione tra antiche culture e il contemporaneo.
L’uomo con la pecora, un’opera contro il fascismo
È una risposta sincrona e un political statement di Picasso al fascismo, come conclude la curatrice Annie Cohen-Solal “In opposizione al mondo dell’uomo nuovo (stracolmo di eroi, vincitori e conquistatori), Picasso sceglie di stare dalla parte del debole, del malato, del ‘degenerato’ (l’ebreo, lo zingaro, lo storpio, l’omosessuale, il massone, il bolscevico), cioè dalla parte dell’altro sulla falsariga del notevolissimo Agnus Dei di Zurbarán. Sfida, obolo, sacrificio, cammino verso il martirio?
L’uomo con la pecora, di cui Picasso donerà la versione in bronzo al comune di Vallauris nel febbraio del 1950, quando gli verrà conferita la cittadinanza onoraria, è senz’altro una delle testimonianze più significative degli anni dell’occupazione”.
Oggi, nel pieno di una crisi migratoria globale, appare essenziale, urgente e necessario riconsiderare il percorso e il lavoro di Picasso. L’esperienza dell’emarginazione da lui subita è simile a quella di tutti coloro che, oggi, si scontrano al sistematico rifiuto dell’altro.
Censure e persecuzioni, svolte artistiche e passioni
Anarchico catalano, repubblicano spagnolo, comunista o raffinato bohémien dal genio innovatore? A cinquant’anni dalla scomparsa, Annie Cohen-Solal rilegge la vita e l’opera di Picasso in una stupenda Mostra su censure e persecuzioni, svolte artistiche e passioni. Con documenti inediti e rivelazioni mai emerse prima, in un’Europa dilaniata dai nazionalismi.
Picasso, capace com’è di sopportare le avversità e lavorare con inalterata fermezza, è un nostro contemporaneo. La sua odissea di straniero e la sua capacità di agire come artista rappresentano modelli potenti per il nostro tempo, sui quali è quanto mai doveroso riflettere, tutti.






