Un affascinante viaggio attraverso l’arte italiana dal XIX° al XX° secolo, per riscoprire il ruolo e la rappresentazione della donna nelle arti visive. È quello proposto dalla Galleria Russo di Roma dal titolo Ninfa e Musa. Un secolo del femminile nell’arte, dedicata alle diverse interpretazioni della figura femminile di alcuni grandi maestri dell’Ottocento e del Novecento.
Ninfa e Musa racconta l’evoluzione della figura femminile
Dal mondo antico alle avanguardie del Novecento, la Mostra racconta l’evoluzione della figura femminile nella pittura e nella scultura. Mostrando come le artiste e gli artisti abbiano progressivamente restituito alla donna la sua complessità umana, sociale e interiore.
Protagoniste sono le grandi correnti artistiche italiane: dai Macchiaioli al Futurismo, dalla Scuola Romana al Novecento, fino alle soglie della Seconda Guerra Mondiale.
Un percorso che attraversa ritratti, scene di vita domestica, rappresentazioni simboliste e metafisiche, dove emerge una donna ora icona di bellezza, ora soggetto di profonda indagine psicologica.
La mostra Ninfa e Musa è curata Daniela Fonti
La mostra curata da Daniela Fonti-storica dell’arte e autore del catalogo di Gino Severini, responsabile scientifico con Francesco Tetro dell’Archivio dell’Opera di Duilio Cambellotti e presidente della Fondazione Carlo Levi-presenta un’importante selezione di 55 opere (tra disegni, pitture e sculture) proponendo una visione complessa e sfaccettata del rapporto tra Arte e Donna, non solo come soggetto di rappresentazione, ma in qualità di protagonista di una nuova scena sociale e culturale in continua evoluzione.
John Singer Sargent apre il percorso espositivo di Ninfa e Musa
Ad aprire il percorso espositivo John Singer Sargent e la sua Princess de Beaumont realizzata nel 1884, “un periodo in cui-come sottolinea Daniela Fonti-in tutta Europa il ritratto si afferma come una moda culturale di grande successo per la media borghesia che vuole vedere consacrato uno status di benessere e riconoscimento sociale da poco raggiunto. Il dipinto di Sargent, infatti, raffigura una donna altera, perfettamente consapevole non solo del suo status sociale ma anche del suo personale potere”.

Antonio Mancini, Amedeo Modigliani e Umberto Boccioni
Intimità e psicologia femminili sono espresse, in una sospensione quasi magica, da Antonio Mancini, con Figura Femminile (1890-1900), per poi proseguire con la Cariatide di Amedeo Modigliani, parte di un ciclo realizzato tra il 1910 e il 1914, che traduce la sua ansia di essenzialità nella ricerca classica. Accanto a questa, il Ritratto di bambina (1911) di Umberto Boccioni che, con lo sfolgorante cromatismo, il dinamismo e la sua attenzione alla psicologia del soggetto, anticipa le novità del Futurismo.
Le opere di Giacomo Balla e di Giorgio de Chirico
Giacomo Balla è presente con i due studi dal titolo La Pazza (1904), in cui esplora aspetti inconsueti della follia, disegnando particolari dell’abbigliamento o della postura instabile e disarticolata della giovane ritratta, e con La Figlia del Sole (1933) orienta in senso contemporaneo la rappresentazione della donna facendo riferimento alle tecniche “popolari” della fotografia e del cinema e al mondo glamour dei rotocalchi.

Ammalia e seduce Giorgio de Chirico con Bagnanti su una spiaggia (1934) in cui, tra sogno e realtà, vengono rappresentate figure femminili (con un occhio da Tiziano a Ingres). In un contesto sospeso tra realtà metafisica e quotidiano.

Visioni enigmatiche e sospese nel tempo, cui vanno ad aggiungersi anche la Donna Dormiente (1933) e i Due Nudi (1947-1948) di Carlo Levi, lavori in cui il colore dà forma e pienezza alle figure con pennellate che ne esaltano la sensualità.

Gino Severini e Duilio Cambelotti
Il tema della danza esemplificato nel linguaggio futurista e in quello cubista è al centro di due tempere di Gino Severini Danseuse dans la lumière(étude de mouvement) (1913) e Danseuse abstraite (1958).
Convinto esponente dell’Art Noveau, Duilio Cambelotti tra il 1889 e il 1913 esprime in modo innovativo il modello femminile, realizzando in progetti grafici, cartelloni pubblicitari e disegni per vetrate policrome istoriate che creano una nuova estetica per la casa borghese del neonato Stato unitario.
Nu debout di Henry Matisse
Nu debout (1908-1909) di Henry Matisse è tra le più significative espressioni del suo insegnamento artistico durante i corsi che tenuti all’Accademia Internazionale di Parigi, esplorando forme che rendono il corpo della donna espressione di purezza e libertà.
Adolfo Wildt e Mario Sironi
La forma sintetica viene analizzata anche da Adolfo Wildt con l’opera Pianto sulla porta chiusa del 1919. Un disegno dalla preziosa tecnica, che l’artista dona a Margherita Sarfatti, sua grande sostenitrice, protagonista anche di un’opera di Mario Sironi del 1916-1917. Un particolare pastello e tempera in cui l’artista riesce a cogliere la natura psicologica del soggetto. Evidenziandone la complessità del ruolo nel panorama culturale e sociale dell’epoca.
I Nu debout di André Derain, Felice Casorati e Arturo Martini
André Derain, in particolare, con i suoi Nu debout, realizzati negli anni Trenta, propone una visione che esalta le potenzialità espressive del corpo della donna. Mentre la ricerca sul nudo viene elaborata da Felice Casorati con Nudo di Schiena(1921-1922) e da Arturo Martini con la scultura de La Pisana (1928-1930), due immagini di astratta purezza allusive a un Eden considerato perduto.
Importanti le sculture di Giacomo Manzù in esposizione. Testa di Inge (1947) e Modella seduta (1959), insieme alla “surreale” Danzatrice (1956) di Mirko Balsaldella.
La testimonianza onirica e ironica di Alberto Savinio
Al termine della narrazione del percorso espositivo la testimonianza onirica e ironica di Alberto Savinio, di cui viene esposta Nascita di venere (1950). Un’opera che propone la sua particolare visione della donna come ibrido generato dall’incontro tra mondo animale e mondo mitologico.
Il bel Catalogo, pubblicato da Gangemi Editore, svela come l’arte abbia raccontato i mutamenti della condizione femminile. Dal ruolo tradizionale di moglie e madre, fino all’emergere di una nuova consapevolezza, tra aspettative sociali, desideri personali e tensioni moderne.
Un viaggio visivo e intellettuale che restituisce dignità e complessità al femminile nelle arti italiane.






