All’inizio dell’anno la Fondation Beyeler presenta la mostra tematica “Luci del nord” che si concentra su circa 70 dipinti di paesaggio eseguiti tra il 1880 e il 1930 da artiste e artisti scandinavi, finlandesi e canadesi.
“Luci del Nord” include capolavori di Hilma af Klint e Edvard Munch
Inclusi capolavori di Hilma af Klint e Edvard Munch. Fonte di ispirazione comune è la natura nordica, in particolare la foresta boreale. I boschi all’apparenza incommensurabili, la luce splendente delle giornate pressoché senza fine d’estat. Ma anche le lunghe notti d’inverno e i fenomeni naturali come l’aurora boreale hanno generato una particolare forma di pittura moderna, tipica del nord.

Sonnenaufgang, vorbereitende Werke für Gruppe III, 1907
Öl auf Leinwand, 95 x 60 cm
HaK 37
By courtesy of the Hilma af Klint Foundation
Tutti gli artisti di “Luci del Nord”
Capace di esercitare una forte attrattiva e un grande fascino. Il singolare paesaggio nordico in tutta la sua diversità è il vero protagonista di questa esposizione che raccoglie opere di Helmi Biese, Anna Boberg, Emily Carr, del principe Eugenio, di Gustaf Fjæstad, Akseli Gallen-Kallela, Lawren S. Harris. E poi, Hilma af Klint, J. E. H. MacDonald, Edvard Munch, Ivan Šiškin, Harald Sohlberg e Tom Thomson.

Vampir im Wald, 1924/25
Öl auf Leinwand, 198,5 x 135 cm
Munchmuseet, Oslo
Foto: Munchmuseet/Ove Kvavik
Sebbene molti di questi artisti e siano celebrati in patria alla stregua di eroi ed eroine nazionali, per la maggior parte dei visitatori alle nostre latitudini essi potrebbero rappresentare un’avvincente scoperta. È infatti la prima volta che in Europa si dedica una mostra a questo tema.
Il fascino della foresta boreale
La foresta boreale, nota anche come taiga o taiga boschiva, è la più vasta selva primordiale della terra e contribuisce in maniera decisiva all’equilibrio ecologico del pianeta. Caratterizzata da fitti boschi di conifere, si estende a sud e a nord del circolo polare artico coprendo vaste aree della Scandinavia, della Russia e del Canada.
Nel vivere questi spazi si è sopraffatti, non fosse che per la loro immensa uniformità ed enorme estensione. In quasi tutti i dipinti in mostra la foresta boreale di conifere gioca un ruolo preminente. Solo Anna Boberg e, nei suoi lavori più tardi, Lawren S. Harris, hanno ritratto paesaggi situati a settentrione del limite della vegetazione arborea.
Nella cosiddetta tundra boschiva o tundra se non addirittura nei ghiacci eterni dell’artide. Un altro elemento di questo intenso paesaggio nordico è l’acqua degli innumerevoli laghi e fiordi che spesso costituisce un contrappunto orizzontale alla verticalità degli alberi e che, come soprattutto nei dipinti di Helmi Biese e Akseli Gallen-Kallela, rende visibile l’effetto del vento che continuamente trasforma la sua superficie. Oltra alla neve, che determina l’aspetto del paesaggio da fine ottobre ad aprile, troviamo la luce come motivo ricorrente.
Aurore boreali, non solo motivi pittorici, ma anche forza vitale
Le mistiche aurore boreali che rischiarano il cielo di colori luminescenti, i limpidi giorni estivi nei quali non cala mai il buio, il sole di mezz’estate e l’oscurità invernale delle notti senza fine. Artiste e artisti non hanno percepito questi fenomeni naturali esclusivamente come motivi pittorici, bensì anche come una forza vitale che ha pervaso la loro opera.
Pertanto, non si limitarono a fissare sulla tela il visibile, ma diedero forma anche a esperienze emotive in rappresentazioni che rapiscono e trasportano gli osservatori nelle vastità della foresta boreale e li portano a ripensare la relazione tra uomo e natura.






