Nel cuore del Parco Archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale, l’artista messicano Gustavo Aceves presenta Equus Inter Lumina, un’installazione diffusa con oltre 200 sculture equestri – fra cui tre imponenti cavalli monumentali in bronzo e resine all’esterno, e circa 200 figure piccole all’interno degli ambienti nobiliari.
Il dialogo tra le sue opere e i mosaici romani non è casuale: il cavallo, simbolo di potere e splendore imperiale nei decori pavimentali, viene capovolto nel segno dell’evocazione del sacrificio, della memoria lacerata e della fragilità esistenziale.

I progetti di Gustavo Aceves
Aceves, già noto per il suo progetto Lapidarium, costruisce sculture frammentate, talvolta incomplete, che evocano ossa, strutture interne, vuoti e rotture. È un’estetica della discontinuità e del ricordo, che richiama le vicende migratorie, i drammi dell’esilio, e la memoria cancellata (come per esempio nell’allestimento davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino).
Gustavo Aceves lavora sul tema della memoria e dell’identità
Aceves lavora da anni sul tema della memoria, della frammentazione e dell’identità. Le sue sculture, spesso incomplete, con superfici aperte o lesionate, evocano ossa, carcasse e tracce del passato. Non celebrano il potere, ma raccontano il viaggio, la perdita e la resistenza. Il cavallo, nella sua poetica, diventa simbolo universale dell’umanità in cammino, della sua vulnerabilità e del suo coraggio.
L’intervento appare quasi come un ritrovamento: le opere sembrano emergere naturalmente dal contesto, come se fossero state scoperte durante uno scavo e appartenessero da sempre al luogo. La loro presenza non altera l’equilibrio del sito, ma lo arricchisce, dialogando con la storia millenaria e con i celebri mosaici della villa, dove la figura del cavallo ha un ruolo iconografico di rilievo.

All’interno della Villa, le piccole figure si distribuiscono con delicatezza lungo gli ambienti musivi, creando un ritmo visivo che accompagna il visitatore in un percorso silenzioso, quasi meditativo. All’esterno, i tre grandi cavalli sembrano sorgere dalla terra stessa, in armonia con l’ambiente naturale e architettonico. Le loro forme aperte, spezzate, suggeriscono una bellezza antica, imperfetta, che commuove.
Una visione che non vuole imporsi, ma rivelare
Il pensiero artistico di Aceves si radica in una visione etica dell’arte: la sua scultura non vuole imporsi, ma rivelare. L’incompiutezza diventa così possibilità di interpretazione, lo spazio vuoto diventa luogo mentale. Questo approccio genera un senso di benessere nello spettatore, che trova nell’opera non una risposta, ma un invito alla riflessione. La bellezza nasce dall’incontro tra passato e presente, tra materia e storia, tra forma e assenza.

Con Equus Inter Lumina, la Villa Romana del Casale non ospita solo una mostra: accoglie una visione. Le opere di Aceves amplificano il senso del luogo, ne risvegliano la memoria e aprono un dialogo profondo tra arte contemporanea e archeologia.
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