Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini

Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini, fino al 13 luglio 2025 alle Scuderie del Quirinale, un’esposizione che ridisegna la Roma del Seicento, epicentro di scambi culturali e artistici globali

Un fatto storico, forse più di altri, aiuta a comprendere la globalità di Roma nell’età del Barocco. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1608 Papa Pio V° Borghese assistè personalmente sul letto di morte un personaggio straordinario. L’ambasciatore congolese Antonio Manuel Ne Vunda. Il diplomatico che sarebbe diventato il primo ed unico uomo di origine africana subsahariana a ricevere gli onori di esequie solenni nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Il primo ed unico uomo africano ad essere ricordato a futura memoria con un monumento funebre durante la prima età moderna. Monumento che non sarebbe stato possibile erigere se non a Roma.

Come scrisse Michel de Montaigne nel 1581 “Roma è la città più cosmopolita del mondo, dove il fatto di essere stranieri e le differenze di nazionalità contano meno: poichè per sua natura contiene forestieri dappertutto, e chiunque vi si trova come a casa propria”.

Il percorso espositivo della Mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini

Non è quindi un caso se proprio il busto policromo realizzato da Francesco Caporale per Antonio Manuel Ne Vunda sia stata scelto in apertura del percorso espositivo della Mostra Barocco Globale. Il mondo a Roma nel secolo di Bernini, fino al 13 luglio 2025 alle Scuderie del Quirinale, un’esposizione che ridisegna la Roma del Seicento come epicentro di scambi culturali e artistici globali. Una mostra che non è solo un tuffo nel passato, ma una riflessione sulla globalizzazione ante litteram.

 
Francesco Caporale, Busto di Antonio Manuel Ne Vunda, 1608, marmi policromi, Città del Vaticano, Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, © Capitolo di Santa Maria Maggiore, Città del Vaticano

Curata da Francesca Cappelletti, Direttrice della Galleria Borghese, e dallo storico dell’arte Francesco Freddolini, realizzata con la collaborazione della Galleria Borghese, delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini, di ViVE-Vittoriano e Palazzo Venezia, e della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, la Mostra ripropone un itinerario attraverso i luoghi vissuti e frequentati dagli stranieri a Roma. Focalizzando gli spazi che portavano il mondo alla corte dei papi e da cui si dipartivano fitte reti di missioni e scambi diplomatici che connettevano la Città Eterna al mondo intero.

Partendo dal presupposto che la storia globale non è mai una semplice narrazione del mondo in un determinato periodo storico, ma lo studio dei rapporti culturali, economici e politici che accadevano travalicando ostacoli e barriere tra culture, religioni e nazioni, la Mostra non si limita ad esaminare similarità e differenze tra contesti sociali diversi. Preferendo di gran lunga esplorare le interconnessioni tra le diverse parti del mondo. Attraverso la lente delle arti, nella fattispecie dell’arte della Roma barocca.

Nel secolo di Bernini, Roma si rivela una città cosmopolita. Dove arte, politica e religione dialogavano con continenti lontani, dall’Africa alle Americhe, insegnando come la diversità culturale possa essere motore di creatività.

Il concetto di Barocco Globale

La Roma barocca non fu solo la culla di Gian Lorenzo Bernini e di Pietro da Cortona, ma un vero e proporio hub globale. Attraverso opere di maestri come Bernini, Pietro da Cortona e Poussin, la mostra rivela come missionari, ambasciatori e artisti portarono in città saperi e tradizioni di mondi lontani. La corte papale divenne un palcoscenico per incontri inediti. Il Giappone incontrava la Persia, il Congo il Nuovo Mondo, in un dialogo che plasmò l’identità artistica e sociale della città.

La prima sezione l’Afica, l’Egitto, l’Antico, esplora l’immagine dell’Africa e dell’Oriente antico nella Roma barocca. Tra le opere si segnalano il Giovane africano di Nicolas Cordier, il Cesare e Cleopatra di Pietro da Cortona e l’Allegra compagnia con cartomante di Valentin de Boulogne. Tutte altissime testimonianze di una figurazione che, pur nel filtro dell’allegoria, recepisce l’altro inserendolo nel tessuto artistico europeo.

La Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini

Con la sezione dedicata alla Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, simbolo del legame tra Roma e i quattro continenti allora conosciuti, entriamo nel cuore della costruzione iconografica barocca.

Esposti bozzetti spettacolari ne ricostruiscono la genesi. Evidenziando come l’opera incarni l’idea di una Roma “centro del mondo”.

Gian Lorenzo Bernini, Modello per la Fontana dei Quattro Fiumi, 1647-1650 circa, Terracotta, legno intagliato, ardesia, oro e argento, Roma, Collezione Forti Bernini, Eredi Bernini

La sezione La Chiesa e il Mondo racconta il ruolo degli ordini religiosi nella diffusione delle immagini cristiane. Il Ritratto di Nicolas Trigault in abiti cinesi, le repliche orientali della Salus Populi Romani e una Santa Cecilia realizzata alla corte Mughal, dimostrano come l’arte sacra si adattasse ai codici culturali locali. Una forma di inculturazione visiva restituita con chiarezza.

La diplomazia globale è al centro della sezione che presenta il ritratto di Ali-qoli Beg, ambasciatore persiano dipinto da Lavinia Fontana. E il progetto per il catafalco funebre di Sitti Maani, moglie del viaggiatore Pietro della Valle. Anche i riti commemorativi diventano spazio di rappresentazione dell’altro.

Collezionare il Mondo

Si passa, poi, alla sezione Collezionare il Mondo. Un modulo che approfondisce la presenza di oggetti esotici nelle collezioni romane. Paramenti liturgici, mitre, reliquiari e tessuti provenienti da culture lontane, inseriti nei circuiti visivi della Roma cattolica. La mitra in piume di San Carlo Borromeo, prestata dal Duomo di Milano, è un esempio eccezionale di interazione tra artigianato mesoamericano e ritualità europea.

Le rappresentazioni letterarie e mitologiche dell’alterità sono protagoniste della sezione successiva. L’Andromeda di Rutilio Manetti, la Maria Mancini-Colonna in veste di Armida, il Guerriero orientale di Pier Francesco Mola attestano come il Barocco tendesse a rifrangere il diverso in una visione idealizzata e omogenea.

 Pier Francesco Mola, Guerriero Orientale detto il Pirata barbaresco, 1650, prestito del Louvre

Il finale si affida ai ritratti di Anthony Van Dyck di Robert Shirley e Teresia Sampsonia-coppia anglo-persiana cattolica-e al Passaggio delle Alpi di Annibale di Nicolas Poussin, prestito d’eccezione che celebra l’epica in chiave transnazionale. L’elefante Don Diego, esemplare reale giunto a Roma dall’India, diventa emblema del meraviglioso e della documentazione naturalistica.

Manifacture royale des Gobelins, Lotta di animali, La Tenture des Indes, 6a serie, arazzo a tela alta, dal cartone di Albert Eckhout, 1644 -1652) 1723-1726, Paris arazzo, Roma, Accademia di Francia a Roma-Villa Medici

Le parole della curatrice, Francesca Cappelletti

“La città del Papa, delle feste sontuose e delle processioni solenni, dei palazzi e della vita disordinata degli artisti caravaggeschi, rivela una prospettiva nuova“, osserva la curatrice Francesca Cappelletti. “Quella di una città veramente globale in cui gli artisti guardano al mondo che si dispiega sotto i loro occhi. Grazie alla continua presenza di ambascerie straniere, dal Giappone, dalla Persia e dal Congo, all’arrivo di materiali preziosi da ogni parte dell’universo, alle discussioni sui confini della terra e del cielo, mentre esotico e fantastico si fondono e caratterizzano il linguaggio dei grandi artisti e dei loro capolavori. Come i ritratti di Van Dyck, la Cleopatra di Pietro da Cortona, le sorprendenti sculture, prestiti eccezionali da chiese e collezioni private”. 

Edito da Electa, il bel catalogo della mostra approfondisce il contesto storico-artistico del Barocco globale. Oltre a focus sulle opere di Bernini, analizza il ruolo di Roma come mediatrice culturale, con contributi su religione, potere e letteratura.

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