Un sogno siciliano diventato realtà: la mia casa di Scicli

Intervista doppia: la contessa Annita Lurani Cernuschi ci mostra la sua dimora e l'architetto Andrea Gola ci racconta il suo lavoro.

casa siciliana

La Sicilia non è un’isola, ma un continente, concetto tanto caro a Gesualdo Bufalino di cui prendo in prestito le parole:

“Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto di isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti.” La Sicilia è da considerarsi un continente, difficile scoprirla tutta, molto facile amarla a prima vista.

E così in “un rimescolamento delle latitudini geografiche” settentrionali e nord europei hanno scelto il Sud Est della Sicilia, il Mediterraneo più vicino all’Africa, per trovare il posto ideale dove costruire una nuova casa e una nuova vita nella natura, come antidoto alla follia della grande città. E chi mette su casa nel nostro Sud è ancora spinto dalla suggestione settecentesca del Grand Tour, si vuole possedere una casa in un luogo irradiato dal sole inteso non solo come invito alla spiaggia, ma soprattutto come sole dell’arte e della cultura, come luce che genera vita.

Oggi abbiamo incontrato la contessa Annita Lurani Cernuschi, milanese DOC che ha scelto la campagna di Scicli come luogo dove costruire una nuova casa e dove trascorre gran parte del suo tempo ed il suo architetto Andrea Gola anch’egli milanese da generazioni, che ha avuto il compito di tradurre in realtà un sogno.

Come e quando ha deciso di costruire una casa in Sicilia?

Non so definire precisamente il momento in cui ho preso questa decisione. 

Sicuramente ero attirata dal sud Italia e comunque da un luogo che fosse differente dalle classiche mete di vacanza dei milanesi. Forse un insieme di curiosità legata anche a piacevoli ricordi di gioventù.

Quando ho deciso di comprare in Sicilia, devo dire che tra amici e conoscenti l’atmosfera intorno a questa mia iniziativa era un po’ dubbiosa. Quando invece ho cominciato ad ospitarli, tutti si sono ricreduti, ed anzi, molti di loro tornano entusiasticamente ogni anno.

Di cosa si è innamorata?

Scriveva Goethe:  “L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo con il mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta li possederà tutta la vita”. 

Come altri prima di me, anch’io mi sono lasciata sedurre dalla  luce, dalla serenità che si respira soprattutto d’inverno, dai colori delle città barocche al tramonto e più ancora dalle tradizioni di questa terra.

La casa come esaltazione dello stare insieme oppure buen retiro per isolarsi?

L’ho desiderata sia per viverla con gli amici che da sola.

Che rapporto ha con la Sicilia?

Vivo ed amo Milano, tuttavia quando metto piede in Sicilia vengo subito attirata dalle sfaccettature e dai contrasti di questa cultura millenaria. 

Mi incuriosiscono la saggezza, la fierezza e l’ironia di questo popolo. 

È da prendere come esempio la loro capacità di parlare poco  (dote che in questo momento storico ritengo molto apprezzabile). I loro eloquenti silenzi sono una grande scuola di vita….. 

Come immaginava la casa?

Non l’ho mai immaginata completamente. 

È nata cosi’ man mano dal primo giorno in cui ho visitato il terreno colmo di ulivi fino a quando, per la prima volta sono entrata per abitarci.

Sicuramente alcuni punti saldi non erano in discussione. Non volevo una casa sulla costa, ma una più isolata ed intima. Volevo essere circondata dal verde e volevo uno stile che non offendesse il paesaggio. La casa infatti, pur essendo tutta nuova, sembra un edificio sempre esistito in quel luogo. Richiama una vecchia masseria. 

È fedele alla sua idea originaria?

Come dicevo, una vera idea ben precisa non c’era, ma una cosa è certa: appena entrata, mi sono sentita subito a casa, e credo sia proprio questa la caratteristica di un’opera ben riuscita.

Che ruolo ha, secondo lei, il committente?

Di tutto ciò, posso senza alcun dubbio ringraziare le persone che mi hanno consigliata e seguita. È ovvio che un buon risultato è il frutto di tante ed ottime collaborazioni. Io sono un leone e tendo ad essere salda nelle mie idee, ma senza l’architetto Gola e l’ingegner Ferrari da Grado non avrei potuto raggiungere un risultato così riuscito.

Concludo con l’idea che più si gira il mondo e più si resta stregati dal fascino di questa terra e quindi quale soluzione migliore se non costruirsi una casa? 

In ogni caso, a chi volesse iniziare ad assaporare l’idea della Sicilia, consiglio un esercizio ben preciso: di rileggersi il Gattopardo o rivedere il film.

Intervista all’architetto Andrea Gola

Cos’è la prima cosa a cui si pensa quando si è incaricati di un progetto?

Io penso a almeno due cose subito, all’aspetto etico e alla magia che dovrà scaturire dall’opera architettonica.

Le due cose sono quasi in contrasto fra loro, ma in realtà servono a equilibrarsi e ad auto compensarsi.

Prendo molto sul serio cose come il restauro di antichi edifici il recuperare pezzi della nostra storia per dargli un nuovo futuro passarli ad altri con rinnovata vita.

Prendo molto sul serio anche il consumo del territorio e il suo rapporto etico con il contesto con la storia e con chi c’era prima che io arrivassi e chi ci sarà poi.

Altre cose sono la posizione, il paesaggio, l’orizzonte, il sole.

Cos’è l’architettura per lei?

E’ e deve essere magia, come la magia di un libro o di un film, è arte o meglio arte applicata.

Non ce ne accorgiamo ma è la cosa più importante che fa l’uomo, la più longeva, quasi la più impattante. Per l’Italia sarebbe la cosa più importante, l’architettura e il suo territorio, ma spesso politici, urbanisti imprenditori di basso profilo la pensano in maniera surreale, astratta come se stessero parlando di una cosa che non li riguarda.

Mi sembra chiaro che la buona architettura produca ricchezza, e la produce per un tempo lunghissimo, così come il contrario produce povertà.

Comunque l’architettura per me è arte moderna e storia.

Com’e la tua architettura quali sono i principi che la guidano?

L’arte, la storia, la natura e poi è lottare contro l’orrore assoluto, l’aberrazione umana.

L’arte per l’emozione lo stupore che deve dare, la storia, perché riguarda l’uomo e noi siamo solo l’ultimo anello di una storia infinita e poi c’è la storia dei nostri territori, delle nostre tradizioni e delle nostre arti. Natura perché l’architettura si colloca nella natura e crea un opposto in continuo equilibrio e dialogo.

Cos’è la Sicilia relativamente al suo lavoro?

Un luogo dove arte e storia si mischiano, in un territorio bellissimo.

Anche molto vero dove la bellezza e l’orrore di oggi lottano continuamente nel centro del mediterraneo, e quindi anch’io posso contribuire a questa guerra.

Può essere il posto più bello del mondo o il più brutto, comunque tutto molto vero e molto attuale.

Poi la Sicilia è sole, mare, natura, storia, storie, vento, spiaggia e potrebbe essere molto di più, il bello che non si riesce a descrivere a codificare, è come essere in un viaggio o alla centocinquantesima pagina di libro.  

L’architettura è una forma d’arte?

Si ma è arte applicata quindi non pura, non vive in astratto, in assenza del suo utilizzo, del suo scopo che è la nostra vita.

Quanta importanza ha il committente e il rapporto che ha con lui?

Il committente è come se fosse l’altro aspetto della medaglia, c’è il territorio, il luogo e c’è il committente. Se è illuminato e vigila cercando di capire e di entrare nelle dinamiche, nelle risposte sarà di stimolo e di confine, potrà ottenere tanto dagli architetti, se è ottuso forse riuscirà ad avere il minimo sindacale.  

Il lavoro di architetto produce un prodotto o è più una sfida?

Entrambe le cose, produce un manufatto, ma è sempre una nuova esperienza, con nuove logiche, con altri problemi, con alcuni rischi.

Noi architetti non abbiamo mai la seconda prova, una seconda possibilità, dobbiamo intuire e capire dov’è la bellezza di un ambiente, l’atmosfera di una casa attraverso dei disegni cento volte più piccoli del reale e completamente fuori contesto, con colori irreali.  

Quanto i soldi a disposizione sono importanti?

Tanto, ma non quanto le idee.

Quanto influisce la parte urbanistica, amministrativa sull’esito di una architettura?

Tanto, a volte la condizionano troppo, a volte la vincolano con stupidi parametri, con regole inutili.

Si spacca un capello in quattro per un metro quadro, e si distruggono consapevolmente stupendi panorami con degli edifici perfettamente conformi alle regole. Sono delle cose insensate, di grande stupidità e incapacità di autodeterminazione.

Cos’è l’ultima cosa che si pensa quando si finisce un edificio?

Non si è mai soddisfatti, a volte intimamente intimoriti, ma lo si difende come un figlio, poi dopo del tempo quando si ritorna li, si comprenderanno le risposte, si capisce tutto, si potrà vedere la bellezza, e ci si rappacificherà con i propri pensieri, con il proprio animo. L’architettura è una delle cose più importanti che esistono.  Non lo si dovrebbe dimenticare mai.

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