Il Ministero della Cultura ha scelto 20 voci di creativi italiani per raccontare l’arte e il design italiano. Assieme a figure storiche ed iconiche della cultura italiana, è stata inserita anche Maria Alessandra Segantini, fondatrice dello studio C+S Architects. Realizzata dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (ICBSA) in collaborazione con il Sole 24 Ore, la piattaforma Ti racconto in italiano ha selezionato artisti, imprenditori, attori e registi per documentare la cultura italiana.
La figura di Maria Alessandra Segantini
Il racconto della vita dell’archistar veneta è uscito in occasione del Salone del Mobile, nel podcast Di segni e di forme di Radio 24 assieme alle storie di Massimiliano Fuksas, Antonio Citterio e Mario Botta.
Nel podcast, la giornalista Chiara Albicocco svela la storia di Maria Alessandra Segantini attraverso aneddoti, riflessioni ed episodi inediti, tra storia e contemporaneità. Una narrazione che parte dall’infanzia e dai legami con la città di origine, Treviso, dalla fase di formazione a Venezia e alle prime esperienze professionali e agli incontri che hanno cambiato la vita, per arrivare ai progetti, alle opere, agli oggetti che ha realizzato.

Maria Alessandra Segantini nel gotha dell’architettura: una delle poche donne in un ambiente prevalentemente maschile
Un riconoscimento che conferma Segantini nel gotha dell’architettura nazionale, una delle poche donne in un ambiente ancora prevalentemente maschile. Un riconoscimento che le è arrivato a seguito di un lungo impegno nell’architettura pensata al femminile e per i bambini, grazie a modelli di città e scuole inclusive che sono oggi considerati best practice a livello ministeriale.
Maria Alessandra Segantini è oggi iscritta all’ARB, al RIBA nel Regno Unito, all’Ordine degli Architetti in Italia italiani, belgi e svizzeri. Ha da poco ricevuto l’Albo d’Onore della Repubblica di San Marino con l’iscrizione a vita alla Camera degli ingegneri e degli architetti di San Marino. Dal 1994 è co-fondatrice e partner, con Carlo Cappai, di C+S Architects, con uffici a Londra e Treviso, e dal 2018 dirige entrambi gli uffici: una donna che oggi si divide tra la famiglia, la ricerca e l’architettura. Il tema del rapporto tra pedagogia e spazio è fondamentale per Segantini, che è mamma di due ragazzi.
I progetti dell’Archistar
Lavora da più di vent’anni su progetti di edilizia scolastica. Le sue scuole sono conosciute a livello internazionale, sono state utilizzate come best-practice per scrivere le linee guida del Miur e sono state esposte alla 15° Biennale di Architettura di Venezia. “Il Miur ha scelto gli istituti che abbiamo progettato come modelli da imitare”, spiega. “In una società in costante cambiamento è tempo di reinventare il rapporto tra spazio e pedagogia per preparare i ragazzi ad adattarsi, ad essere curiosi, ad accettare il diverso. E lo spazio in questo processo ha un ruolo fondamentale“.
Segantini ha realizzato diverse installazioni, tra cui l’ingresso della Biennale d’Arte di Venezia del 2003 con il progetto The Cord, l’ingresso della Mostra del Cinema di Venezia del 2003 con il progetto The Wave, Facecity alla 13a Biennale di Architettura di Venezia e Aequilibrium alla 15a Biennale di Architettura di Venezia 2016. Il suo lavoro in corso comprende progetti in Europa, Africa, Russia e Medio Oriente.
Un approccio innovativo, ma sensibile
Il suo approccio al design è riconosciuto come innovativo, ma sensibile, volto ad ampliare il ruolo attivo dei designer nella società attraverso nuove possibilità tecniche e materiali, ma attento alle persone e alla natura. Maria Alessandra Segantini crea luoghi che riconnettono le comunità all’ambiente naturale traendo ispirazione dai sistemi ecologici e dalle tracce di patrimoni tangibili e intangibili, definendo questo approccio TranslationArchitecture alla ricerca di un nuovo equilibrio tra costruito e natura.

Le opere e gli interventi
Il portfolio dello studio include musei, residenze, scuole, uffici, edifici religiosi e civici, oltre a grandi interventi di riqualificazione urbana e spazi pubblici che rafforzano il senso di identità delle comunità.
“Lavorando sia alla scala urbana che a quella dell’edificio, abbiamo sempre pensato che, in qualche modo, lo spazio pubblico dovesse essere una sorta di spina dorsale dei nostri interventi“, afferma Segantini. “Non costruiamo l’edificio e poi risolviamo lo spazio pubblico, il verde, i percorsi, le panchine, i lampioni, i cestini come se fossero oggetti diversi appoggiati su uno spazio residuo.
Come il nostro corpo si fonda sulla spina dorsale, così l’intervento urbano si fonda sullo spazio pubblico, uno spazio libero, aperto, generoso, di grande qualità, sostenibile, durevole: uno spazio per tutti. Lavorare su questi principi è come lavorare sull’essenza dell’architettura stessa, perché, indipendentemente dai desideri dei clienti, si restituisce a tutti i cittadini un ‘common ground’, la spina dorsale della città. Se questa funziona, gli edifici dialogano tra loro e costruiscono la scena per le relazioni tra le persone e tra queste ultime e il paesaggio.
La visione innovativa e formativa sulle scuole
Qui ritorno al ruolo urbano di un piccolo edificio come una scuola. Nella città diffusa dove lo spazio pubblico è smagliato, le scuole diventano nei nostri progetti le ‘piazza delle periferie’: ecco perché il lavoro sulle scuole è fondamentale, è necessario spostarsi dal modello del ‘typical male commuter’ che è quello su cui sono disegnate le città e innestare il DNA femminile di un design che si prende cura delle persone.

Alla città veloce delle infrastrutture è oggi necessario affiancare la città lenta dello spazio pubblico, innestata con le potenzialità delle infrastrutture digitali che permettono anche ai piú fragili di stare bene. Dobbiamo fare come i lupi che mettono i membri piú anziani del branco a dettare il passo, per proteggerli dai predatori“.
I progetti più significativi e i riconoscimenti
Tra i suoi progetti più importanti spiccano gli uffici del tribunale di Venezia, presentati al MoMA di New York e vincitori della Triennale Gold Medal of Italian Architecture e del BigMAT Award 2017. Altri progetti completati e premiati includono i 325 ettari dell’isola di Sant’Erasmo nella Laguna di Venezia, la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, le torri sociali di Milano, gli uffici low-tech di Courtrai e il Museo GAMeC di Bergamo, quasi tutti progetti vincitori di concorsi internazionali.






