Veicoli elettrici in condominio: come affrontare la spesa.

Un punto di ricarica condominiale risolve il problema dell’autonomia dei veicoli elettrici, si può risparmiare con gli incentivi fiscali.

La crescita della domanda per le nuove immatricolazioni di veicoli elettrici è in costante seppur lento aumento.

In Europa la quota di mercato ha raggiunto l’11,5% per le ricaricabili (di cui 5,2% PHEV e 6,3% pure elettriche) e il 12,2% per le ibride tradizionali. Mercato che totalizza poco più di tre milioni di immatricolazioni con una quota più che raddoppiata rispetto al 2019 (fonte Il Sole 24 Ore).
Quello dei veicoli elettrici un mercato che sta crescendo ma per arrivare a quote significative è fondamentale poter aumentare la rete di ricarica. Soprattutto quella domestica. Anche per superare la preoccupazione per la presunta autonomia limitata di questi veicoli. Oggi, grazie agli incentivi fiscali può diventare facile e conveniente installare un punto di ricarica a casa propria per i veicoli elettrici. Vi spieghiamo come affrontare tutti i passaggi burocratici per riuscirci.
Gli interventi per la diffusione di punti di ricarica per veicoli elettrici rientrano tra le innovazioni agevolate dal legislatore grazie al d.lgs. 257/2016La questione della loro installazione non è stata ancora affrontata con meccanismi che ne agevolino lo sviluppo. Per esempio con la possibilità di una cessione del credito mirata per chi acquista un’auto elettrica o ibrida plug-in. Oppure di un alleggerimento della disciplina civilistica nel caso di stazioni di ricarica su parti comuni in condominio.
La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto una detrazione fiscale del 50% sulle spese documentate per i punti di ricarica dei veicoli elettrici. Le stesse devono essere sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021. Spese per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica. Sono inclusi i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino a un massimo di 7 kW. Nello specifico, deve trattarsi di infrastrutture dotate di uno o più punti di ricarica di potenza standard non accessibili al pubblico. Devono inoltre consentire il trasferimento di elettricità a un veicolo elettrico di potenza fino a 22 kW, esclusi quelli fino a 3,7 kW. La detrazione del 50% spetta ai soggetti Irpef/Ires che possiedono o detengono l’immobile. Va calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 3.000 euro e dev’essere ripartita tra gli aventi diritto in 10 quote annuali di pari importo. A partire dal 1 gennaio 2021 i limiti di spesa per l’installazione sono passati dai 3.000 euro iniziali a: 2.000 euro per gli edifici unifamiliari; 1.500 euro per i condomìni con massimo 8 colonnine e 1.200 euro per più di 8 stazioni. L’agevolazione si intende riferita a una sola colonnina di ricarica per unità immobiliare e rientrano anche quelle installate nei singoli garage.
Nei condomini esistenti, la procedura per l’installazione di un’infrastruttura di ricarica dipende dallo specifico luogo presso cui si intende installarla. L’articolo 1135, comma 3, del Cod. civ. dispone infatti che «l’assemblea può autorizzare l’amministratore a partecipare e collaborare a progetti, programmi e iniziative territoriali promossi dalle istituzioni locali o da soggetti privati qualificati, anche mediante opere di risanamento di parti comuni degli immobili nonché di demolizione, ricostruzione e messa in sicurezza statica, al fine di favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, la vivibilità urbana, la sicurezza e la sostenibilità ambientale della zona in cui il condominio è ubicato».
Per quanto riguarda la possibilità di poter usufruire, per i punti ricarica di veicoli elettrici, del SuperBonus 110% va precisato che è concesso se l’installazione del punto di ricarica viene eseguita congiuntamente ad altri interventi strutturali (cosiddetti trainanti). Questi devono garantire il miglioramento di almeno due classi energetiche oppure il raggiungimento della classe energetica più alta.

Gli interventi in questione sono

:• isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro degli edifici con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio;

• sostituzione degli impianti di  climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione dei condomini;

• sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale  esistenti  con  impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore negli edifici unifamiliari.

  di Annalisa Galante per MCE Lab

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