Un progetto che non ha bisogno di essere raccontato attraverso simboli riconoscibili o immagini da cartolina. È una Sicilia che vive nella consistenza del cocciopesto, nella profondità della pietra lavica, nella luce che attraversa gli ambienti e nella naturale predisposizione all’accoglienza. È questa la visione di Domenico Altamura, architetto pugliese e fondatore di Studio DA, protagonista del programma televisivo Vinci una Casa in Sicilia, dove il progetto diventa occasione per riflettere sul rapporto tra luogo, contemporaneità e abitare.
Per Altamura la televisione non rappresenta un elemento di spettacolarizzazione del progetto, quanto piuttosto uno spazio di confronto. L’esperienza davanti alle telecamere si è rivelata sorprendentemente spontanea, grazie a un clima rilassato che gli ha consentito di affrontare la competizione con naturalezza.
«Mi sono trovato in un ambiente molto accogliente e cordiale. La presenza delle telecamere era discreta e questo mi ha permesso di esprimermi con tranquillità durante tutte le fasi della gara. Il confronto con colleghi e giudici è stato uno degli aspetti più interessanti, perché osservare come progettisti diversi affrontino gli stessi temi offre sempre nuovi punti di vista.»
Nel progetto sviluppato per il programma emerge con chiarezza il suo modo di intendere l’architettura: partire dalla tradizione per costruire un linguaggio nuovo. Il ricorso a materiali tipicamente siciliani non diventa un esercizio estetico, ma uno strumento per dare continuità alla memoria dei luoghi. Superfici in cocciopesto, ceramiche smaltate, pietra naturale e pietra lavica vengono reinterpretate attraverso un disegno contemporaneo, nel quale funzionalità e qualità dello spazio assumono un ruolo centrale.
«L’obiettivo era unire materiali della tradizione a elementi progettuali innovativi. Volevo creare un linguaggio nuovo, dove la funzionalità e l’ottimizzazione degli spazi fossero protagoniste. La casa siciliana è da sempre un luogo di convivialità e accoglienza: ho immaginato ambienti aperti e inclusivi, capaci però di offrire anche spazi più raccolti e privati.»






Un approccio che appartiene al suo metodo progettuale ben oltre il contesto televisivo. Per Altamura ogni architettura nasce infatti dall’incontro tra il carattere del luogo e quello delle persone che lo abitano.
«Ogni progetto è un racconto. È una scatola che esprime in maniera silenziosa chi sono i suoi proprietari e il territorio nel quale si inserisce. Tradizioni, usi, materiali e stile di vita devono convivere in un equilibrio autentico. È una filosofia che porto avanti in ogni lavoro e che ho ritrovato perfettamente nello spirito del programma.»
La partecipazione a Vinci una Casa in Sicilia rappresenta anche un’importante occasione professionale. Non tanto per la visibilità in sé, quanto per comunicare un’idea di architettura costruita sull’ascolto.
«Vorrei che emergesse soprattutto l’attenzione verso il cliente. Ogni progetto deve essere completamente su misura, quasi fosse un abito cucito sulle esigenze di chi lo vivrà.»
Più ancora della competizione, Altamura porta con sé il valore del confronto. Guardare il lavoro degli altri progettisti, condividere approcci differenti e ricevere il giudizio di professionisti del settore ha rappresentato un’occasione di crescita.
«Alcune soluzioni progettuali non le condividevo, altre invece mi hanno colpito molto. Anche il dialogo con i giudici è stato estremamente stimolante. Spero che questa esperienza rappresenti l’inizio di un percorso capace di aprire nuove opportunità e nuovi confronti.»
In un momento storico in cui l’identità mediterranea rischia spesso di trasformarsi in linguaggio decorativo, il lavoro di Domenico Altamura sceglie una strada diversa: fare della materia, della luce e della relazione con chi abita gli spazi gli strumenti con cui raccontare il territorio. Un’architettura essenziale, misurata e profondamente contemporanea, dove la Sicilia non viene semplicemente rappresentata, ma reinterpretata.







