Nel centro storico di Lecce, dietro una porta che invita a rallentare il passo, Denghien non si lascia definire con facilità. Non è una boutique, non è una galleria, non è un concept store nel senso più comune del termine. È un Cabinet di Curiosità contemporaneo, un luogo dove ogni dettaglio è stato scelto con la stessa attenzione con cui si compone una casa: senza fretta, seguendo l’istinto, la memoria e la bellezza. Tra profumi d’ambiente, ceramiche, lini italiani, vetri d’autore, oggetti per la tavola, cuscini realizzati con tessuti del Novecento, prodotti gastronomici d’eccellenza e pezzi unici provenienti da mondi diversi, si percepisce subito che qui nulla è casuale. Ogni oggetto è il risultato di una ricerca, ogni scelta racconta una visione.
Proprio questo spazio, nei giorni scorsi, ha fatto da cornice anche alla presentazione del libro MADE IN ITALY Un’esperienza tra moda, arte e design del designer Michael Milesi, condotto in dialogo con Carla Franco, confermando ancora una volta la vocazione di Denghien come luogo di incontro tra cultura, design e bellezza.
Dietro questo universo c’è Ruben Cecco. Dopo oltre trent’anni trascorsi tra retail, ospitalità, ristorazione e consulenza internazionale, ha scelto il Salento per dare forma a un progetto che, come racconta lui stesso, esisteva già da tempo, ma che aveva soltanto bisogno del luogo giusto per nascere. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia.

Che cosa ti ha portato a lasciare il tuo precedente percorso per trasferirti in Puglia? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che Lecce sarebbe diventata la tua nuova casa?
«Il 2021 è stato un anno di svolta. Si era conclusa un’importante esperienza professionale in Svizzera, dove avevo vissuto per sedici anni, ed era venuto a mancare mio padre. Sono stati eventi che mi hanno portato a fermarmi e a chiedermi quale fosse davvero il luogo in cui desideravo costruire il mio futuro. Sono arrivato in Salento quasi per caso, durante una vacanza. Doveva essere un mese, è diventato un nuovo inizio. Ho iniziato a osservare questo territorio con gli occhi con cui ho sempre guardato il mondo: cercando la bellezza, i dettagli, le persone, la cultura dell’ospitalità. Il momento in cui ho capito che Lecce sarebbe diventata casa mia non è stato improvviso. È stato un innamoramento lento. Ogni giorno questa città riusciva a sorprendermi: la pietra leccese che cambia colore con la luce, il barocco che non è mai ostentazione ma eleganza, il ritmo delle giornate, la vicinanza del mare, degli ulivi e della campagna. Io sono un uomo del Lago Maggiore. Sono cresciuto tra montagne, boschi e laghi e mai avrei immaginato di innamorarmi così profondamente del Sud. Eppure Lecce mi ha accolto con una naturalezza sorprendente. Oggi questa città è casa mia.»
Perché hai scelto proprio Lecce per dare vita a Denghien? Cosa ti ha colpito di questa città e quale rapporto hai costruito con il suo tessuto culturale e creativo?
«Lecce non è stata una scelta strategica, è stata una scelta emotiva. Ho scelto di vivere nel centro storico perché, per me, Lecce è dentro le sue mura. È lì che si respira la sua anima. Vivo, lavoro e partecipo ogni giorno alla vita della città. Denghien nasce proprio da questo dialogo: portare uno sguardo internazionale dentro una città profondamente autentica. La mia ricerca non si limita al territorio. È il risultato di una vita trascorsa tra retail, ospitalità, ristorazione e viaggi. Amo mettere in relazione eccellenze italiane e internazionali, piccoli artigiani, grandi marchi, designer, produttori e realtà indipendenti accomunati dalla stessa idea di qualità. Il Salento è presente nel negozio, ma non viene raccontato attraverso gli stereotipi. Preferisco valorizzarlo con discrezione, attraverso ciò che rappresenta davvero l’eccellenza, senza rinunciare a una visione internazionale.»
Avevi già immaginato un progetto come Denghien prima di arrivare in Puglia oppure il concept è nato strada facendo?
«Il progetto esisteva già dentro di me, ma non aveva ancora un nome. In oltre trent’anni di lavoro tra retail, ospitalità, ristorazione e consulenza ho raccolto idee, immagini, oggetti, emozioni e incontri. Denghien è la sintesi di tutto questo. La Puglia gli ha dato una casa, ma il suo linguaggio nasce dai miei viaggi, dalle esperienze professionali, dagli alberghi, dai ristoranti, dai mercati e dalle case che ho avuto la fortuna di conoscere in tanti Paesi. Per questo Denghien non vuole rappresentare uno stile locale. Vuole raccontare una visione internazionale della bellezza. Sto lavorando anche a una collezione dedicata alla tavola che unirà la ceramica artigianale a un’eccellenza internazionale del vetro in fusione. Un dialogo tra materia, ricerca e design che racconta perfettamente la visione di Denghien.»
Perché hai deciso di aprire un concept store anziché una galleria o un tradizionale negozio di arredamento? Cosa rappresenta oggi, per te, un Cabinet di Curiosità ?
«In realtà non amo definire Denghien un concept store. Lo considero un Cabinet di Cursiosità contemporaneo. Non volevo aprire un semplice negozio, ma creare un luogo che raccontasse uno stile di vita. Un salotto. Puoi trovare un lino italiano certificato, un’eau de parfum, un profumo d’ambiente, una marmellata parigina, un olio extravergine in esclusiva, un miele del territorio, saponi naturali, oggetti per la tavola, lampade, sculture, bracciali in vetro in fusione, cuscini realizzati con tessuti del Novecento recuperati e reinterpretati, bouquet di fiori, pezzi unici e tante piccole scoperte. Ogni elemento è stato selezionato perché racconta qualcosa. Nulla è casuale. Denghien assomiglia molto alla mia casa. Entrare qui significa entrare nel mio modo di vedere il mondo, dove ogni oggetto ha una storia, una ricerca e un motivo preciso per essere esattamente lì.»




Quali sono gli oggetti o le collezioni che stanno riscuotendo maggiore interesse in questa stagione? Noti nuove sensibilità o tendenze tra chi entra nel tuo negozio?
«La cosa che mi rende più felice è che non esiste un solo protagonista. Le persone acquistano perché si innamorano di una storia. C’è chi entra per un profumo e scopre il lino italiano, chi cerca un regalo e torna per una lampada, chi acquista l’olio o il miele, chi rimane affascinato dal vetro in fusione, dalle ceramiche o dai tessuti. Credo che oggi il vero lusso non sia possedere tanto, ma scegliere bene. Le persone cercano sempre più autenticità, qualità e oggetti destinati a durare nel tempo.»
Chi è il tuo cliente tipo?
«Non penso in termini di età o professione. Il mio cliente è una persona curiosa. È qualcuno che ama viaggiare, osservare, entrare nelle librerie indipendenti, nei piccoli hotel di charme, nei musei, nei mercati e nelle botteghe del mondo. Una persona che riconosce il valore del tempo dedicato alla ricerca e dell’autenticità. Tra i miei clienti ci sono interior designer, architetti, professionisti, turisti italiani e internazionali e persone che semplicemente condividono una sensibilità verso il bello. Non cercano un oggetto da acquistare. Cercano qualcosa che li rappresenti, che abbia un’anima e che racconti una storia.»

Perché hai deciso di presentare l’ultimo libro MADE IN ITALY Un’esperienza tra Moda, Arte e Design di Michael Milesi all’interno del tuo negozio?
«Prima di tutto perché Michael è un amico. E quando un amico porta avanti un progetto in cui credi, aprire le porte della propria casa è la cosa più naturale che ci sia. Condivido profondamente il suo modo di raccontare il Made in Italy, la moda, il design e l’arte. È una sensibilità che sento molto vicina alla mia. Amo il suo lavoro, amo le sue creazioni — in particolare i suoi Mori, che considero straordinari — ma soprattutto stimo profondamente la persona che c’è dietro.Ospitare la presentazione del suo libro è stato un gesto spontaneo. Denghien nasce anche per questo: creare occasioni di incontro tra persone che condividono una stessa idea di bellezza, cultura e ricerca.»
Pensi che iniziative come questa possano contribuire a raccontare l’identità di Denghien, trasformandolo in un luogo di incontro, convivialità e amicizia oltre che in un Cabinet di Cursiosità? Quanto è importante, oggi, creare relazioni oltre alla semplice esperienza d’acquisto?
«Assolutamente sì. Il mio desiderio è che Denghien venga percepito come una casa aperta. Un luogo dove si entra anche senza l’intenzione di acquistare qualcosa. Per curiosare, per fare due chiacchiere, per lasciarsi ispirare. E se c’è un caffè o un calice da condividere, sarà un piacere offrirlo come gesto di ospitalità. Vorrei che diventasse un punto di ritrovo per chi ama il bello: presentazioni di libri, degustazioni dedicate all’olio extravergine e ai prodotti del territorio, incontri con cantine, workshop sulla tavola, sul design e sull’ospitalità. E poi c’è il Natale. Per molti è una stagione, per me è un’emozione da costruire con cura. Vorrei portare nel cuore di Lecce quell’atmosfera calda e autentica che ho conosciuto al Nord: tavole apparecchiate, luci, profumi, decorazioni e idee regalo capaci di far tornare tutti un po’ bambini. Ho trascorso tutta la mia vita professionale nell’ospitalità e ho imparato una cosa semplice: le persone ricordano molto più come le hai fatte sentire di ciò che hanno acquistato. Se qualcuno uscendo da Denghien porterà con sé un’emozione, un’idea o semplicemente il desiderio di tornare, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.»

In fondo, forse è proprio questa la definizione più autentica di Denghien. Non un negozio, ma un luogo in cui il design incontra l’ospitalità, gli oggetti diventano racconti e ogni visita lascia il ricordo di un incontro. Perché la bellezza, quando è sincera, non si limita a essere osservata: si condivide.






