L’equilibrio tra memoria e contemporaneità nella Sicilia del futuro

Un’intervista esclusiva con il designer Juri Favilli, che racconta il suo progetto siciliano tra eleganza, radici e innovazione.

Un dialogo tra passato e futuro, dove la luce del Mediterraneo diventa materia di design.

1. Qual è stata l’ispirazione principale dietro il tuo progetto e come hai cercato di integrare la cultura siciliana nel tuo design per creare un’opera che rispecchiasse l’identità del luogo?

Volevo che la Sicilia si leggesse nell’anima dell’interior design dell’intera casa. Non volevo citazioni stereotipate, vernacolari o filologiche.

La casa doveva chiaramente posizionarsi nello spirito del 2025, ma al tempo stesso far respirare un soffio di classicità, un soffio di leggera eleganza, un soffio di mare e sabbia.

I colori sono quelli delle spiagge siciliane: il beige della sabbia e delle pietre arenarie, il blu del cielo e del mare.

Nel design, tocchi di citazione classica resi stilizzati, minimal — un classico contemporaneo, come si dice oggi — una strizzata d’occhio a certi decori e linee del passato, ma senza eccessiva nostalgia.

2. Durante il contest, quali sono state le sfide più significative che hai incontrato nel realizzare il progetto e come sei riuscito a superarle mantenendo la tua visione originale?

La sfida, secondo me, più ardua di questo progetto è stata la stanza d’ingresso: un enorme androne buio che ti accoglie varcato il portone oltre il cortiletto.

Ti viene da pensare: “che ci faccio in questa stanza buia?”

Ho studiato un atteggiamento scenografico, quasi teatrale direi, creando un ritmo di semicolonne che incorniciano un tema di carta da parati (o magari di trompe-l’œil) e sostengono una sorta di pergolato in ferro e vetro, che grazie a un gioco di retroilluminazione con strisce LED crea l’effetto di un luminoso cielo terso.

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3. In che modo il tuo progetto affronta le questioni della sostenibilità e dell’impatto ambientale, e quali elementi hai incorporato per garantire che l’edificio si integri armoniosamente con il paesaggio circostante?

Materiali naturali, grasselli di calce sulle pareti, pietre arenarie del posto sui pavimenti.

La stanza è stata accorciata creando uno spazio di doppio guardaroba nascosto dietro porte a filo, anch’esse decorate con le immagini di un rigoglioso ambiente mediterraneo.

Sui pavimenti troviamo anche le classiche cementine siciliane, ma proposte in una chiave particolare, quasi di “tappeto architettonico”: infatti, una fascia di parquet incornicia e regolarizza le cementine che risultano come intarsiate al centro delle stanze, come fossero pietre preziose.

L’elemento cementina compare anche nel bagno e nella cucina, ma in versione monocromatica, modernizzate in color bianco sporco e blu carta da zucchero — non vernacolari, non nostalgiche.

4. Hai avuto attrito con qualche giudice in particolare e perché?

Sì. Mi è stato detto da Andrea Sanna che non capiva la scelta di stare sul crine di confine tra classico e contemporaneo; ha sostenuto che “o fai il classico o fai il moderno”, che “non gli piacciono le vie di mezzo”.

Ma al di là del gusto personale, forse è emerso quanto non avesse capito il mio intento:

la mia non voleva essere una via di mezzo, ma una fusione tra due mondi, una sorta di “morphing” che desse vita a qualcosa di ancora diverso dal classico, e diverso dal moderno contemporaneo che si vede di solito.

Così come il blu e il giallo che incontrandosi creano il verde…

Così come il passato e il futuro, che incontrandosi creano la cultura.

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