L’EDITORIALE DEL LUNEDI’

Non ci sono più scuse, è arrivato anche per noi il momento di cedere il passo alla green bulding, a tecniche di costruzione più moderne legate all’architettura bioclimatica.

I cambiamenti climatici sono un tema di grande attualità verso cui dovrebbe rivolgersi l’interesse di tutti, non solo di chi si occupa di questioni ambientalistiche. Si parla sempre più spesso di costruzioni moderne, di architettura innovativa e bioclimatica, eppure in Italia siamo in ritardo, anzi in ritradissimo rispetto ai nostri “cugini europei”. Penso alla Svezia o alla Norvegia, dove si costruiscono case in legno e in vetro da almeno vent’anni.

Tra i settori maggiormente incriminati del riscaldamento globale, quello dell’edilizia è sicuramente quello che vive la situazione più complessa e, se vogliamo, contraddittoria. Perché, a guardare bene, oltre ad essere corresponsabili del surriscaldamento del pianeta, gli edifici sono anche esposti alle diverse conseguenze che questo sta provocando. 

Penso al sud Italia che quest’anno è stato completamente martoriato da nubifragi e disastri climatici. Mezza Italia sott’acqua! La mia Sicilia completamente inondata.

L’aumento dei danni causati da eventi naturali improvvisi e imprevedibili come forti venti, l’aumento delle temperature, le cosiddette “isole di calore urbane”, degli episodi di “flash flood”, ovvero delle bombe d’acqua, degli incendi boschivi, sono fenomeni sempre più frequenti che concorrono ad arrecare danno alle nostre abitazioni. Chiedete alle compagnie assicurative e vedrete che le polizze casa si stanno arricchendo sempre più di garanzie relative ai danni cosiddetti “catastrofali” o “calamitosi”, appunto.

Come se ne esce? 

Proteggere le nostre proprietà immobiliari è cosa saggia ma senza investimenti in costruzioni nuove e senza adeguamenti delle tecniche costruttive, la loro fragilità non può che aumentare.

Non ci sono più scuse, è arrivato anche per noi il momento di cedere il passo alla green bulding, a tecniche di costruzione più moderne legate all’architettura bioclimatica. C’è però un altro aspetto della questione che spesso si sottovaluta e su cui, invece, vorrei soffermarmi. Ovvero gli effetti del cambiamento climatico sul patrimonio storico-artistico del nostro Paese, la nostra più grande ricchezza. Affrontare il cambiamento climatico attraverso la promozione e la valorizzazione di politiche culturali è una delle aree di interesse sulle quali il Ministero della Cultura sta concentrando i propri sforzi. Il recupero e il restauro, l’adattamento degli edifici storici come attività intrinsecamente sostenibili, devono essere affiancate da strategie di finanziamento a lungo termine per rendere sostenibile anche la protezione del patrimonio culturale.

Inserire il patrimonio culturale nella catena dei valori dello sviluppo ambientale è di grandissima urgenza oltre ad essere una delle più grandi sfide che oggi ci troviamo ad affrontare.

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