Olivetti. Storie da una collezione: un tuffo nella storica azienda d’Ivrea

A Palazzo Arese Borromeo, lo stile comunicativo e il design firmati Olivetti prendono nuovamente vita in un percorso scandito da brochure, foto, disegni e progetti.

Olivetti. Foto di Simone Furiosi

Storico marchio italiano, quello di Olivetti è un nome che spesso rievoca il ticchettio di tastiere d’altri tempi e i colori dall’aria vintage di oggetti che, in effetti, vintage lo sono davvero: le sue indimenticabili macchine da scrivere. Ma questo non è che uno dei motivi per cui la Olivetti ha fatto parte della storia d’Italia. Non bisogna dimenticare, infatti, che se ancora oggi molti dei suoi prodotti più “vetusti” vengono salutati come piccoli capolavori del design, è perché alla base vi è stata una comunicazione altrettanto esemplare, capace di pizzicare le giuste corde e di arrivare a raggiungere tutto il mondo.

Proprio a questo scopo nasce la mostra che, nel Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, ha inaugurato lo scorso 13 aprile e continuerà fino al prossimo 2 giugno: Olivetti. Storie da una collezione. Al centro di questo percorso alla scoperta dello “stile Olivetti”, il volume da cui l’esposizione prende il nome, pubblicato a gennaio da Ronzani Editore con il patrocinio dell’Associazione Archivio Storico Olivetti e di Tipoteca Italiana.

Prima tappa di una mostra per la quale ringraziamo il Comune di Cesano Maderno e quanti hanno febbrilmente lavorato per renderla fruibile, e attraverso la quale intendiamo far conoscere di più e meglio quanto l’azienda Olivetti ha fatto anche nell’ambito della comunicazione del prodotto, della grafica e del visual design. Ma soprattutto, quanto questo esempio può ancora insegnare per il futuro.

Beppe Cantele, direttore di Ronzani Editore

Un viaggio attraverso 90 anni di storia

Olivetti. Foto di Simone Furiosi
Foto di Simone Furiosi

Quale modo migliore di ripercorrere la storia di un’azienda dalle grandi cifre, che esporre un numero altrettanto grande di oggetti di comunicazione, grafica e pubblicità?

Sembra essere questa la risoluzione a cui lo studio dietro all’allestimento della mostra, M•IA di Cristina Barbiani ed Elisabetta Facchinetti, è giunto quando, ripartendo dagli oggetti raccolti e raccontati nelle pagine del volume Olivetti. Storie da una collezione, ne ha selezionati oltre 500 tra brochure, progetti, manifesti, libri aziendali, cataloghi e disegni. Attraverso un confronto diretto tra il pubblico e questi materiali, dunque, quel “fare bene le cose e farlo sapere” alla base del metodo Olivetti di creare e comunicare esce dalle pagine del libro e permette di approfondire quello che è un tema ancora poco indagato dall’analisi olivettiana.

Olivetti. Foto di Simone Furiosi
Foto di Simone Furiosi

La collezione Olivetti

Ricostruire una storia in maniera efficace passa per molti canali e reperti. Allo stesso modo, ripercorrere novant’anni di storia dello storico marchio italiano passa per una serie di tappe variegate e parimenti significative. Ci si trova così a saltare dalla copertina di Bruno Munari di 25 anni di Olivetti (1933), primo esempio italiano di grafica aziendale all’avanguardia, ai preziosi scatti di Mulas, Ballo, Zanuso, Roiter nel volume Olivetti 1908 – 1958, passando poi per rarissime brochure, come quella intitolata Storia della scrittura, dove il poeta Leonardo Sinisgalli celebrava la pagina battuta a macchina come “una pagina scritta da una mano mitologica che ha 45 dita”.

Altre tappe fondamentali nel viaggio all’interno dello stile Olivetti, il catalogo dei prodotti del 1958 con prefazione di Richard Neutra che, al posto di un compenso tradizionale, richiese una Lettera 22, la Piccola guida di ortografia affidata all’ex presidente dell’Accademia della Crusca, il libro Uffici. From the traditional office to the open-plan office, a cura di Ettore Sottsass, e la prima edizione di Città dell’uomo, testamento spirituale dell’imprenditore eporediese.

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