L’eterno in divenire: all’ADI di Milano la mostra dell’artista Roberto Rocchi

Coronamento di dieci anni di studi, L'eterno in divenire mette al centro il potere rivelatore e perturbante della luce.

Eterno in divenire

Tutto è mutamento. A volte un materiale solido e massiccio come il marmo si trasforma in un foglio dalla trama fine e unica di un tessuto. Altre volte, la luce gioca fino a trasformarsi in una tavolozza di colori. Altre volte ancora, le due cose si legano così indissolubilmente da generare esseri fatti di luce che, nel divenire, conducono l’occhio di chi osserva all’eterno. È questo il caso della mostra personale “L’eterno in divenire”, esposizione che corona un decennio di studi dello scultore toscano Roberto Rocchi.

La mostra, curata da Paolo Asti e il cui testo critico è affidato ad Angelo Crespi, sarà visitabile fino al prossimo 13 febbraio nella prestigiosa cornice di ADI Design Museum di Milano. Entriamo idealmente in questo luogo che ha avuto molte destinazioni d’uso, fino alla sua trasformazione nel 2021 in spazio museale che ospita la collezione storica del Premio Compasso d’oro di Gio Ponti, e gettiamo uno sguardo alle 14 sculture dell’artista al centro de “L’eterno in divenire”.

installazione della mostra

L’eterno in divenire

Ferro, acciaio, marmo di Carrara e di Thassos, resina e led colorati. Pochi materiali a cui lo scultore ha attinto per le sue opere, alcune delle quali realizzate appositamente per la mostra, restituendoci una serie di manufatti in cui, in una relazione tra uomo e società priva di pre-codificazioni, si parte dal presente per guardare al futuro.
Così in ciascuna installazione, da Materia a Dialogo, da Pentagono con quadrato a Rosso sospeso, la luce che Heidegger e Jünger individuavano come l’elemento in grado di togliere il velo, di scatenare la verità, torna attrice di questo svelamento plastico ma anche e soprattutto poetico. Con queste parole Angelo Crespi descrive nel suo testo critico il potere espressivo delle opere de “L’eterno in divenire”:

[Le installazioni] acquistano una inattesa forza lirica, talvolta drammatica, in alcune affiora una vena perfino surrealista, in altre una tensione tellurica, grazie alla luce che sapientemente le irrora e ne esalta i contorni. “C’è una crepa in ogni cosa, e da lì entra la luce” è uno dei versi indimenticabili del poeta e folksinger Leonard Cohen, che potrebbe circoscrivere le sculture di Rocchi in cui non è chiaro se la luce venga assorbita all’interno oppure da esso promani, scaturisca in forza di un qualche principio regolatore. D’altro canto la partita che si gioca non è solo quella del contrasto buio/chiaro, semmai la più sfidante è quella tra pesantezza e leggerezza, tra superficie levigata e terrosa, tra movimento e stasi, in cerca del perfetto equilibrio da cui traluce la bellezza.

Angelo Crespi
L'Eterno in divenire

Conosciamo Roberto Rocchi

Roberto Rocchi, classe 1962, nasce a Verbania e si forma a Carrara, dove frequenta quell’Accademia di Belle Arti nella quale sarebbe giunto ad insegnare Scultura. Ma la sua carriera in questo ambito non finisce qui: oltre ad aver insegnato nelle Accademie di Napoli, Bologna e Milano, è stato per un triennio Direttore della Scuola di Scultura e ha tenuto seminari sulla Scultura alla Governmant Gao Carving e alla Taipei National University of the Arts.
Nel 1986 risulta vincitore del premio per Giovani Artisti Italiani dell’Università Internazionale dell’Arte UIA di Firenze, arrivando ad esporre nel prestigioso Palazzo Strozzi.

La profondità del suo legame con il mondo della scultura è testimoniata dai luoghi della cultura, oltre alle collezioni private, nei quali le sue opere sono esposte: la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada di San Gimignano e l’Het Depot Museum di Wageningem, che si affiancano alla sua partecipazione nel 2015 per l’arte italiana all’International Sculpture in Seoul.

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