Monday, 06 July 2020
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castello

Al centro dell’isola, una straordinaria meta d’attrazione per curiosi e appassionati d’arte e storia.

La Sicilia è la regione più grande d’Italia, ed è risaputo che spicca in eccellenza classificandosi come meta ideale per soggiorni culturali e tappe gastronomiche, ma è anche luogo ambito per chi ama trascorrere lunghe vacanze al mare. Un territorio vasto, vario, e pluripaesaggistico, di cui è possibile apprezzare soprattutto la storia millenaria: si parte dalle antiche vestigia dei popoli autoctoni che la abitarono, e si passa poi attraverso le eredità di greci e romani; quelle bizantine e arabo-normanne a seguire, per poi giungere al tanto che resta dell’arte e delle architetture tardogotiche, rinascimentali e barocche ad impreziosire i suoi centri più rinomati.

Il Medioevo in Sicilia: i castelli

Ma la Sicilia ha anche vissuto intensamente il suo Medioevo. E nell’epoca di vassalli e signori feudali si colloca l’edificazione di tante monumentali fortezze e di manieri, i quali, ancora oggi, si confermano in qualità di attrazioni preferite da turisti e non solo. Colli, pianure, promontori sul mare, e non di meno aspre rocche difensive, sono da sempre tra i luoghi prediletti da chi si avventura alla scoperta dei castelli siciliani e dei loro misteri. Essi affascinano indipendentemente dalla loro odierna destinazione d’uso. E così, ugualmente affascinante e tutto da scoprire, è il Castello Aragonese di Piazza Armerina, situato proprio nell’omonimo comune del centro dell’isola.

Acquarello

(acquerello che ritrae il Castello Aragonese – XVIII sec. ca.)

Piazza Armerina e il suo castello

Edificato da re Martino I di Sicilia nel 1392, il Castello Aragonese di Piazza Armerina è uno dei più importanti edifici mai sorti nel bel mezzo dello storico centro urbano di quest’antica cittadina di origini normanne sui monti Erei, il quale si presenta interamente ornato di bei palazzi in stile rinascimentale e neoclassico.

la piazza

(la piazza Castello con i suoi palazzi rinascimentali, vista dal castello Aragonese)

E nella sua location ‘fotografica’ di grande impatto visivo – quella dell’ex “Colle degli Aranci” – il castello non tarda a segnalarsi immediatamente per la suggestiva amenità degli scorci panoramici di cui può godere chi si trova al suo interno. Antichi muretti strutturali originari e ampie merlature sparse, fanno infatti da contorno ad un incantevole belvedere, il quale allunga l’occhio di chi osserva fino a fargli dominare la cornice della vallata sottostante popolata dalle abitazioni di un antico ex quartiere ebraico, e a farlo spaziare poi tutt’intorno per contemplare una visione d’insieme della città tutta, impareggiabile col suo tipico, splendido panorama da cartolina.

Il resto, lo occupano le mura poderose dell’intera struttura, che ha sfidato il passare dei secoli per giungere fino a noi pressoché intatta nella costituzione iniziale, allorquando assolveva alle sue specifiche funzioni difensive: quelle caratteristiche di una fortezza militare medievale in piena regola.

Da fortezza militare a carcere: uno scrigno d’arte e mistero al centro della Sicilia

Di impianto federiciano, il Castello Aragonese si presentava in origine col suo ‘look’ a base squadrata e mura totalmente diritte. Fu costruito a seguito della demolizione di un’altra struttura precedente sorta sullo stesso sito, e che ospitava un cenobio francescano risalente al XIII secolo le cui fondamenta e i resti di grandi archi ogivali tipicamente duecenteschi è possibile ammirare ancora oggi. Degli alti torrioni imponenti – celebrati e descritti nei journaux de voyage dei viaggiatori europei del Grand Tour – che lo contornavano già ai tempi dell’edificazione e che dovettero raggiungere all’incirca i ventidue metri d’altezza, oggi resta ben poco.

Inoltre, per chi ne percorre le mura perimetrali, altrettanto interessante risulta essere la scoperta di una cosiddetta ‘torre cava’, che essendo più esposta, debole, e dunque anche assai più vulnerabile, era per tale motivo raggiungibile attraverso quello che può leggersi come un probabile ‘passaggio d’emergenza’, e di cui uno dei muri della corte interna reca tracce visibili.

Ma il Castello Aragonese di Piazza Armerina è noto anche per aver ospitato i locali angusti di un penitenziario di epoca borbonica, mantenendo tale funzione fino almeno agli anni Settanta del secolo scorso. Sinistro e spettrale, lo spettacolo dei suoi interni dismessi e attualmente in fase di recupero, dà come l’impressione di potersi immaginare ancora a tu per tu con schiere di sfortunati stipati all’interno di celle strette e malsane, obsoleti cubicoli medievali soffocanti, o improponibili camerate che – a parte recare ancora sugli intonaci invecchiati i messaggi quasi indecifrabili incisi dagli sventurati occupanti - all’occorrenza, si trasformavano in ricettacolo d’infezioni che conducevano a morte certa.

la corte

(la corte interna del castello aragonese si apre su ciò che resta delle celle spettrali del vecchio penitenziario)

E per chi è intenzionato a farvi tappa, d’obbligo è una perlustrazione all’ambiente della ‘cappella’, in cui datazioni, scritte in latino, dediche, e nomi di ipotetici committenti, sono solo alcuni dei rimandi al lungo passato protagonista indiscusso negli interni dell’edificio. Tutto ciò mentre archi, nicchie, bassorilievi scolpiti, ed edificazioni su più livelli s’impegnano ancora a rivelare l’esistenza del precedente cenobio.

interno

(interno della cappella del castello. I due livelli della pavimentazione, le paraste, e l’arco ogivale, rivelano la presenza della precedente costruzione inglobata in esso)

L’intensa progettualità in divenire di Giancarlo Scicolone

Per chi non lo sapesse, andare in visita al Castello Aragonese di Piazza Armerina, significa anche imbattersi nelle cortesi spiegazioni di una guida d’eccezione: il suo attuale proprietario, Giancarlo Scicolone. L’imprenditore gelese - titolare della società Immedilitalia – ha acquistato l’edificio nel 2017 dopo una lunga, storica contesa ereditaria che ne ha visto la proprietà passare di mano in mano alle più importanti famiglie nobili del meridione d’Italia.

Ad oggi, Scicolone sta tentando tenacemente di coinvolgere il castello in un importante progetto di recupero basato su un’attiva collaborazione sinergica con l’amministrazione del comune siciliano di cui è ormai cittadino onorario, unitamente ai privati e agli enti proprietari di castelli in tutta la regione.

È di poco tempo fa, infatti, la notizia dell’avvenuta istituzione del progetto ‘rete di castelli siciliani’ ispirati al modello degli Châteaux de la Loire francesi, e di cui il Castello Aragonese di Piazza Armerina fa già parte. L’idea parte dalla precisa volontà di incrementare gli afflussi turistici rivolti nello specifico verso questo tipo di edifici storici di cui la Sicilia è ricca, rivalutandoli, ed innalzando il livello di aspettativa economica per quei centri che hanno la fortuna di possedere un maniero medievale a prezioso corredo del proprio patrimonio immobiliare.

Ambra Taormina

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