Friday, 07 August 2020
DimoraMagazine

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Massimo, chi avrebbe mai detto di trovarci in questa situazione? Come stai vivendo ai tempi del coronavirus?
 
E’ il periodo più difficile per la nostra generazione, anni ‘70-80. Oltre ogni immaginazione, davvero. Ho la grande fortuna di poterlo vivere con la mia famiglia: mia moglie, che lavora in smartworking, e i miei due figli, Sofia (quasi 6 anni) e Nicolò (quasi 3). Avere tempo da condividere con loro, poterli osservare e conoscere ancora meglio è il grande privilegio di questa situazione inaspettata.
 
Hai cambiato le tue abitudini casalinghe? Immagino di sì! 
 
In realtà non più di tanto. Sono freelance da sempre, lavoro molto da casa da 25 anni ormai. Quindi ho imparato nel tempo a mettere in atto le pratiche che oggi tutti consigliano: (provare a) andare a letto e svegliarsi più o meno agli stessi orari, suddividere tempi e spazi di lavoro e svago, rispettare una routine per pranzo e cena, alimentarsi in maniera corretta per avere energie tutto il giorno... Forse per questo, la quarantena non ha cambiato particolarmente il mio equilibrio personale né quello famigliare.
 
 
Hai qualche aneddoto da raccontarci capitato in casa?
 
Come tanti genitori, in questo periodo abbiamo più tempo ed energie per giocare coi figli e stiamo riscoprendo tanti giochi d’infanzia: Indovina Chi? e Forza 4 sono tornati a occupare le mie serate come tanti anni fa. E mi diverto ancora come allora! 
 
Quale stanza prediligi della tua casa in questo momento ? E perché ? 
 
Mia moglie mi ha “rubato” la mansarda che da sempre era il mio studio per concentrarmi e lavorare. Quindi ora sono padrone (si fa per dire) dell’open space del salotto con cucina a vista, c’è un bel piano scrivania che mi permette di tenere sotto controllo i bimbi mentre lavoro e loro giocano!
 
Riesci a lavorare da casa ? Bambini al seguito non deve essere facile ! 
 
Per fortuna i nonni abitano al piano di sotto e i bimbi giocano da loro un paio d’ore al mattino e altrettante al pomeriggio. E’ un grande aiuto a livello pratico e anche una fortuna farli crescere in un ambiente così caldo e famigliare. Per me, comunque, non è facile concentrare il mio lavoro in quelle 4-5 ore: telefonate, mail, riunioni a distanza. Anche per me l’ispirazione per creare contenuti non arriva sempre “a comando” o, al contrario, a volte capita di dover interrompere forzatamente la stesura di testi o progetti per rispettare gli orari della famiglia.
 
Cosa ti manca di più della vita di un mese fa?
La possibilità di abbinare la vita famigliare allo svago personale e alle soddisfazioni professionali. Pranzi e cene con gli amici, i viaggi a Ferrara dalla mamma e dagli amici d’infanzia, l’aria degli stadi di calcio, poter vivere e trasmettere le mie emozioni mentre racconto una partita. Di fronte alle sofferenze di intere famiglie e agli sforzi di medici, infermieri e volontari, però, sono tutti desideri ampiamente rimandabili. Sarà bello gustarseli solo quando tutto sarà finito e si potrà uscire in sicurezza.
 
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