Monday, 06 July 2020
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Il Consiglio dei Ministri in data 31 gennaio 2020 ha deliberato “1) In considerazione di quanto esposto in premessa, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 7, comma 1, lettera   c) e dell’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, è dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”.

E’ stato poi emesso il decreto legge nr. 18/2020 (il cd decreto “cura Italia”- pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2020) che ha introdotto misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19.

Tra le misure volte al potenziamenti del Servizio Sanitario nazionale previste nel Titolo I, l’articolo 6 prevede quello delle “Requisizioni in uso o in proprietà”. 

Ma in cosa consiste questo strumento?

Sostanzialmente significa che il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, fino al termine dell’emergenza, può disporre la requisizione in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere per fronteggiare la predetta emergenza sanitarie. 

La norma prosegue poi, al comma 7, disponendo che “nei casi in cui occorra disporre temporaneamente di beni immobili per far fronte ad improrogabili esigenze connesse con l’emergenza di cui al comma 1, il Prefetto su proposta del Dipartimento della Protezione civile e sentito il dipartimento di prevenzione territorialmente competente, può disporre con proprio decreto, la requisizione in uso di strutture alberghiere ovvero di altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità per ospitarvi per persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare, laddove tali misure non possano essere attuate presso il domicilio della persona interessata.

Ma cosa vuol dire requisizione? 

La requisizione è un atto, che viene assunto in casi eccezionali per far fronte a necessità urgenti e pubbliche, attraverso il quale una Pubblica Amministrazione può privare una persona del suo diritto di proprietà su un bene o del possesso che ha sullo stesso.

Tipi di requisizione: la requisizione in proprietà

La requisizione può essere "in proprietà" o "in uso".

La requisizione in proprietà è un provvedimento, emanato dalla Pubblica Amministrazione, che incide sulla sfera patrimoniale del privato, privandolo del diritto di proprietà che ha su un bene mobile (anche beni mobili registrati, quali veicoli e natanti). 

Come nella espropriazione, anche qui la persona viene privata della proprietà di un bene, ma la requisizione si differenzia perché non è sufficiente un generico pubblico interesse, ma è necessaria la presenza di gravi e urgenti necessità, tipiche delle situazioni impreviste o imprevedibili. 

Inoltre, l’espropriazione può avere ad oggetto beni immobili (case, terreni ecc.), mentre la requisizione in proprietà esclusivamente beni mobili.

Si parla di esercizio di un potere ablatorio, che consente quindi alla Pubblica Amministrazione di sottrarre un bene ad un privato a condizione che questo sia motivato da un superiore interesse pubblico e che il proprietario sia opportunamente indennizzato. Al soggetto privato che subisce la requisizione viene riconosciuta una indennità che è corrisposta dal momento del trasferimento del bene.

Tipi di requisizione: la requisizione in uso

La requisizione in uso è anche esso un provvedimento, emanato dalla Pubblica Amministrazione, che incide sulla sfera patrimoniale del privato, privandolo, però, del possesso di un bene mobile o immobile o, comunque, limitandolo nel godimento di un bene su cui vanta un altro diritto reale (ad es.: l’usufrutto, l’abitazione).
La Pubblica Amministrazione esercita un potere ablatorio che consente di limitare il diritto che un privato vanta su un determinato bene a condizione che questa limitazione sia motivata da un superiore interesse pubblico e che il proprietario sia opportunamente indennizzato.

La requisizione in uso può avere a oggetto anche beni immobili e aziende, che sono utilizzati per il tempo necessario, con pagamento del prezzo d’uso, e poi restituiti. 

Cosa è l’occupazione temporanea 

Diversa dalla requisizione è l’occupazione temporanea, che consiste nell’occupazione di un bene immobile (terreni, case ecc.) di proprietà privata disposta dalla Pubblica Amministrazione, anche se il bene non è soggetto a procedimento espropriativo.

Il bene da occupare può essere individuato secondo le procedure previste per la dichiarazione di pubblica utilità, se ciò risulti necessario per la corretta esecuzione dei lavori previsti.

L’occupazione temporanea è disposta con ordinanza e al proprietario del bene bisogna notificare un avviso contenente l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora in cui è prevista l’esecuzione dell’ordinanza stessa.
Dal momento che l’occupazione è temporanea, e che il bene sarà quindi restituito al proprietario, è necessario redigere un verbale sullo stato di consistenza dei luoghi il quale viene redatto al momento della immissione in possesso alla presenza del proprietario o, nel caso di sua assenza o rifiuto, con la presenza di almeno due testimoni.
Naturalmente anche in questo caso è dovuta al proprietario del bene una indennità per ogni anno di occupazione pari ad un dodicesimo di quanto sarebbe dovuto nel caso di esproprio dell’area e, per ogni mese, una indennità pari ad un dodicesimo di quella annua.

Conclusioni

In tempo di coronavirus quindi sono diversi gli strumenti che possono essere adottati per requisire od occupare beni che sono di proprietà o in uso ai privati: beni, tuttavia, che sono necessari alla collettività per far fronte ad una necessità urgente ed imprevedibile. Ecco, quindi, che l’ordinamento ha previsto diversi strumenti a seconda dell’oggetto ritenuto necessario a soddisfare le esigenze sociali.

Avv. Elisa Boreatti

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